Paolo Pettinari

Quartine sonetti madrigali

 

 

 

Indice

Prefazione

Quartine

Sonetti dei segni celesti

Madrigali

Poesie sparse

L'autore

 

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Prefazione

In questa edizione elettronica ho raccolto testi già editi in vario modo, più qualche inedito, composti a partire dal 1982. Le quartine sono comparse la prima volta nel volume Sidera (Gazebo, Firenze, 1987, www.emt.it/gazebo); i sonetti sono stati proposti per la prima volta su dischetto in Uroboro, rassegna elettronica di letteratura e critica, 1992 (www.emt.it/uroboro); i madrigali sono stati pubblicati su vari numeri de "L'area di Broca" (www.emt.it/broca). Delle poesie sparse, alcune sono state pubblicate in Sidera, altre sono inedite.

In questa edizione, insomma, ho provato a rimettere insieme dei pezzi che stavo rischiando di non controllare più. Si tratta di un lavoro ancora in fieri, di cui ho voluto dare notizia ai rari lettori che mi hanno incontrato in questi anni, e anzitutto a me stesso, per restare consapevole, nel gioco, di un progetto e di un senso. Ma non so quanti anni ancora dovrò vagare in queste periferie letterarie prima di completare la mia futile ossessione.

 

 

 

QUARTINE

 

 

L'orologio sul comodino della sua donna

Frangi i tuoi fragili tremiti atroci
L'aria tentando in ritmi iterativi
Costretto a recitar le tue feroci
Ripetizioni a noi che pur siam vivi

 

 

 

Il raggio di sole

Quello che è immobile e sembra che giri
Irraggia il pomeriggio questa stanza
Che gira immota con i miei respiri
Trafitta com'è ormai in perenne danza

 

 

 

Il sobborgo

Queste deserte strade e periferiche
Vuote di macchine alla notte nera
Palpitano stupite nelle sferiche
Pupille dei lampioni dopo sera

 

 

 

Le "Quattro stagioni"

Dai solchi trema fino nelle vene
Dolce e terribile l'odor di loto
Che dagli altoparlanti in suono viene
A far danzar di questa stanza il vuoto

 

 

 

L'inferriata

Proteggi il grembo dell'appartamento
Dall'assassino uscito dalle celle
Che vola via rabbioso e in quel momento
Entra la bianca luna con le stelle

 

 

 

La terrazza

Solo la notte senza ti si senta
Stupire per il senso di vertigine
Sali in terrazza e scopri quale origine
Tra stelle e strada ha il mostro che ti annienta

 

 

 

Il comodino

L'aspetto asciutto e il corpo quasi nero
Tacito come un'ombra lo è tra i vivi
Della mia donna lui nasconde austero
Lo spermicida e i miei preservativi

 

 

 

"I'll be your mirror"

Se arriva Sonia amante della morte
Mi metterò in un angolo a guardare
Della sua angoscia che mi sta a guardare
La bianca faccia e le chiome contorte

 

 

 

La pioggia

Se cade goccia sopra questo tetto
Di notte in cui mi annego nei lenzuoli
So che quei grumi d'acqua son figliuoli
Della gelata Luna e sto ristretto

 

 

 

La notte ventosa

Il vento che si avvita tra le sbarre
Vibra quei vetri e scherma i sordi gridi
Delle cespose stelle e tu ti affidi
A un tremito che al sonno non sa trarre

 

 

 

La conchiglia

Il mare di anni ha incrostato la valva
Che tra i sassi seccati si prosciuga
Al vecchio sole ma ancora la salva
La fredda notte che imperla la ruga

 

 

 

La casa di famiglia

Posseggo bianche stanze vuote e attonite
Che il sole assale e la luna ferisce
Così che chi le viaggia ne patisce
Le grida mute e le angosce tettoniche

 

 

 

La porta chiusa

Non rivelare porta la penombra
Del corridoio e delle stanze spente
Dove queste pupille sono lente
A farsi scherno dei mostri dell'ombra

 

 

 

Il Palazzo Ducale

Un labirinto vasto com'è il tempo
Della memoria ammantata di neve
E' il vuoto delle stanze che riceve
Questa tua forma che vi cerca scampo

 

 

 

La casa

Qua ti sgomenta lo stridio del lampo
Sul sale abbacinante della lieve
Parete sulla vitrea anima greve
Della finestra incrostata dal tempo

 

 

 

La "Flagellazione" di Piero

Di questa ineludibile vacanza
Della ragione che è la nostra morte
Il tempo una visibile costanza
Ha modellato dall'oscura sorte

 

 

 

Il riflesso

Il gelo immobile ha fatto la pozza
D'acqua fangosa accanto al marciapiede
E il viso che ora spento vi si vede
Manda un umore vitreo d'acqua zozza

 

 

 

Il dormiveglia

E la notte ti coprono
Gli umori delle sfere
Quelle porte ti s'aprono
Come in tutte le sere

 

 

 

La spia

La notte
Disamina
Le flotte
Dell'anima

 

 

 

Imitazione persiana

Acqua di fiume o vento di pianura
E' questo giorno della vita oscura
E' l'ora che verrà passato il giorno
E' il giorno che è passato e più non dura

 

 

 

Seconda imitazione persiana

Le sfere bisbigliarono in segreto
All'orecchio del cuore è fatto veto
Dal fato di fermar questa vertigine
Se no faremmo il nostro moto quieto

 

 

 

Il giorno

Il giorno è sale nel caldo che assalta
Devasta questa pelle ed accartoccia
L'occhio seccato rende scarna roccia
Ciò che la notte fu palude e malta

 

 

 

Le scale dietro casa

La luna ammanta gli scalini taciti
D'irati umori che ha ferito in viaggio
E schiantano le stelle il tuo coraggio
Mentre che l'ombra tua li corre rapidi

 

 

 

La parte buia

Verrà la notte poi con le legioni
D'astri vertiginosi arditi e tremuli
Schèrnono la ragione mitici emuli
Di guerre diurne e d'infrante intenzioni

 

 

 

L'armadio con gli specchi

Un universo immobile e intoccabile
Spia la tua stanza e cela l'ombra calda
Di vacue stoffe a cui s'intreccia e sfalda
Tenue un odore di lavanda amabile

 

 

 

La finestra aperta

Il gelo degli spazi vorticosi
Casca sui davanzali tocca gli ossi
Secchi nel sonno da luna percossi
Cadono questi corpi bianchi e rosi

 

 

 

Idillio

L'argilla è solo crepe nel canale
A cui l'inverno regalava neve
Rintocca su ogni tronco il ghigno breve
Di scheletri chiassosi di cicale

 

 

 

Il temporale

Il vento finalmente ha ricondotto
La fredda pioggia addosso a queste tegole
Ma le crepe son fossi e un mare cieco
Assalta ciò che il sole audace ha rotto

 

 

 

Il mare

Ora galleggiano gabbiani striduli
Su un'acqua che ha salato i ferri ardenti
Del sole inquieto e che assopiti i venti
Regalerà alla luna raggi aciduli

 

 

 

Quartina d'amore

Quando sotto le stelle questa torbida
Sfera terrestre affanna i miei respiri
Gli occhi socchiusi e tremuli i sospiri
Ecco la donna mia mi accoglie morbida

 

 

 

Seconda quartina d'amore

Se i riccioli le frugo con le labbra
La mia bellina non si gira offesa
Ma si scorda del mondo ed indifesa
Schiude i suoi fiori e mi cattura in gabbia

 

 

 

La bufera

Oggi il mare è rigonfio e le scogliere
Frenano un'acqua che ritorna ad onde
Ma pure passa quel mare e confonde
L'abisso altissimo e le nubi nere

 

 

 

Il palazzo vuoto

In questo labirinto imperturbabile
Di bianche stanze che acciecano gli occhi
Avverti nelle crepe sordi tocchi
Di gocce d'acqua un altro muro instabile

 

 

 

Il riposo in poltrona

Di marmo è l'aria appesa nella stanza
Nell'ora falsa in cui la vasta notte
Assale e penetra scava ed avanza
La luna fra pupille fredde e rotte

 

 

 

Il Palazzo Reale

Li riconosci i portici notturni
Caldi fanali il affollano d'ombre
Portici della mente umide tombe
Di re spettrali i tuoi palazzi diurni

 

 

 

La città di notte

Cammini torpido strade metalliche
Dove la notte liscia agghiaccia i palpiti
Del cuore stanco tra ovattati scalpiti
Di anime terree di ombre vacue e pallide

 

 

 

Il rintocco

La morte
Rimbomba
Le porte
Dell'ombra

 

 

 

Lerici

Il mare ho ritrovato e s'insinuava
Tra le palpebre di un mondo di roccia
Eri con me quel giorno ed ogni goccia
Mutava questi sassi in calda lava

 

 

 

La rocca

Questo castello ha degli angoli inquieti
Dove son cigolii morbidi e persi
Che ti rincorrono che gettan reti
E a soffocarli ormai non ci son versi

 

 

 

Il cortile - gli spettri

Son palpiti di coni e bastoncelli
Quelle stelle raggrumate in galassie
Son tremito di timpano i cancelli
Che stridono e il rimbombo dei tuoi passi

 

 

 

Le nuvole

Pesano quelle nuvole stasera
Cespi di lutto sopra muri stinti
Su tacite stanze come sospinti
Quei nembi invadono l'ostile sfera

 

 

 

Il poeta lontano dalla sua donna

Oggi che piove e che la notte è tenera
Delle tue labbra nella mia memoria
Si chiude solo un giorno senza storia
E un altro nasce nella stessa tenebra

 

 

 

L'alba da sveglio

Diafano il sole ti ha sorpreso sperso
Dalla notte stellata e timoroso
Di una pioggia impossibile e sommerso
In un vento di vetro e l'occhio eroso

 

 

 

Notte insonne

La luna che compare da quel tetto
Oltre l'incrocio e che scolora gli angoli
Della notte più nera sembra strangoli
Il sonno che si torce nel tuo letto

 

 

 

"Invitation au voyage"

Un viaggio un lungo viaggio che conduca
Lo spettro tuo oltre il mondo e la stella
Su un morbido sedile che ti induca
A recitar la fine amica bella

 

 

 

Il parco

Alberi immobili in un sole stanco
Su questa città vasta in cui le tenebre
Cadono calde addosso ad altre tenebre
Panchine sassi sterpi il corpo è stanco

 

 

 

Attesa della notte

Quel sole rosa appiccicato al cielo
Grigio di fumi e di vapori torridi
Ruota la sfera a rivelare gli orridi
E muti efebi sul notturno telo

 

 

 

Altra attesa della notte

S'agitano le foglie sotto un vento
Che non addensa nuvole in un cielo
Inchiodato dal sole come un velo
Verrà la notte lunare sgomento

 

 

 

Il sotterraneo celeste

In un carcere muto com'è muta
Questa morte che immobile ti assale
Labirinto di cupole e di scale
Sta l'Universo che evolve e non muta

 

 

 

Altro parco

Nel parco alberi neri si protendono
Ad abbracciar la notte che la sfera
Mai quieta incalza a celare la sera
Pronte nascoste mute statue attendono

 

 

 

Il poeta in viaggio

Treno che batti alla rotaia dura
Il tempo rapido dei corpi amanti
Portami a lei in quanti più brevi istanti
Tra le cui braccia ho dolce sepoltura

 

 

 

La stanza - le stelle

Un'allucinazione siderale
Bagna la cornea che riluce tiepida
Su quello specchio come corpo astrale
Viaggiano gli occhi in una stanza trepida

 

 

 

SONETTI DEI SEGNI CELESTI

(e quattro strofette)

 

 

Mattino di primavera

Tenebre e brume
Si sciolgono, e ripalpita la pace
Del bosco implume.

 

 

 

1. Il disgelo

L'oceano da cui vengo e la cui quiete
Sconvolsi già per un istante eterno,
Si richiude insensibile e l'inverno,
Gelido e duro vi stende una rete

Di cristalli di vetro; ecco vedete
Che quella nave, rifugio materno,
Il gelo stringe, poi schianta e ne ha scherno,
E il sale erode i volti e l'occhio ha sete.

Ma è dominio del sogno questa vita,
Sospesa fra universi di pazzia;
Ecco il ghiaccio si scioglie e la ferita

Mortale si risana e la foschia
Quel nuovo sole disperde e stupita
La mente guarda questa mia follia.

 

 

 

2. Ofelia sepolta

Ebete e stanca in questo letto oscuro
Mi ha ricoperta una nera trapunta
Densa di umori, e la pelle consunta
Dal disperato amore il labbro duro

Della terra ha percorso nel sicuro
Della notte invernale. A lei congiunta
Sentivo questa carne mia defunta
Scaldarsi e fremere, e sfarsi nel puro

Vortice d'atomi. E col sole, adesso,
Sento il gaio trifoglio che mi fruga
Tra le ossa calcinose, ed io son esso,

Sento che l'occhio zaffiro mi asciuga
Il tenue ciclamino, e in questo amplesso
Le forme afferrano l'anima in fuga.

 

 

 

3. Arlecchino allo specchio

Dal lungo vaso, in un collo di vetro,
Il sontuoso gladiolo, ormai reclino,
Mostra al chiarore sbieco del mattino
Le rughe dello stelo, un volto tetro

Di lenta marcizione. Un po' più indietro
E' appeso un freddo specchio ed Arlecchino
Nudo e perplesso avanza e va vicino
A dialogar con l'anima: "...e se arretro,

E' che mi afferra profondo l'orrore
Per questa bianca immagine, mortale,
Di me tremante al cospetto del fiore".

Allora tace e nella veste usuale
E nella maschera avvolge il terrore
Di quegli spettri e del tempo fatale.

 

 

 

Giorno d'estate

Dono cospicuo
Son, quelle crepe che seccano il fiume,
Del cielo iniquo.

 

 

 

4. La giovane assassina

La sferza del mio sguardo, che ora svetta
E cupa incombe con scintille amare
Sul corpo ossuto e bianco, al limitare
Di questa notte maligna e sospetta,

Dorme nei tuoi crepacci con l'accetta
Lucida, che stupisce il tuo lunare
Mare notturno. Né la vuoi quietare,
E l'accarezzi mentre quella affetta.

Ora mi serra l'urlo dei cancelli
In questo sogno tuo che mi segrega
Nel mio tirannicidio. Ma son belli

Solo per me quei corpi che una strega
Versò nel sonno tuo? O sono uccelli
Che portan la stagione che ti annega?

 

 

 

5. Pulcinella e la luna

Stanotte il mare è immobile e tu, Luna,
Da dietro il molo obliqua lo riveli
Inquieto e misterioso, sotto i cieli
Di cui è specchio e dei quali raduna

Nelle spirali della sua fortuna
I vortici stellari. I bianchi veli
Freddi e lucenti che proietti e i geli
Metallici che inondan senza alcuna

Pietà il mio cuore, scoprono a me stesso
I vortici e gli abissi della mente;
E sotto questa maschera che ho messo

Per rimaner nascosto fra la gente
Mi corre un tremito, mi sento oppresso,
E gli occhi abbasso dal tuo quieto oriente.

 

 

 

6. Bella donna con un fiore in mano

 
Stanotte Colombina osserva inquieta
Dopo l'amore, investiga le cose
Che nella stanza vibrano corrose
Dall'ombra, nella luce un po' desueta

D'una candela. Lui dorme, e la segreta
Vita di forme e molecole, irose
Volpi lunari, e le mistiche rose
E l'angelo e il serpente ed il pianeta

Di sogni matematici alla mente
Vagano eterni, né un dio lo disturba.
Ma Colombina è lì seduta e sente

Il ticchettìo beffardo, la furba
Danza del tempo, e fra le dita attente
Sorregge un ciclamino, e in cuor si turba.

 

 

 

Sera d'autunno

Quieta laguna,
Rimane un tremito che al sole obliquo
Le foglie imbruna.

 

 

 

7. La partita a scacchi

Il tuo volto di marmo, o mia signora,
Induce la fatale distrazione
Per cui, cedendo la torre o il pedone,
Lucente ed affilata l'ultim'ora

S'affretta e già m'assale. Eppur tuttora
Le rughe che tu vedi e l'erosione
Secca del corpo, che ormai mi dispone
Verso la notte tua che mi divora,

Non fanno che dar forza a questa veglia
Che riconnette con affanno i moti
Dell'anima che cresce e che sorveglia,

Seduta fra di noi, i percorsi noti
Dell'infida scacchiera. Illusa e sveglia,
Così ne fugge la ragione i vuoti.

 

 

 

8. Dal parco di Villa Cimbrone

Questo balcone aperto all'orizzonte
Fra poco sarà avvolto dalla pioggia
Che già penetra il mare. E a chi si appoggia
Su questa balaustra, che dal monte

Sfida gli dèi, serpeggerà alla fronte
La pallida vertigine che alloggia
Fra gli atomi del corpo. E strana foggia
L'animo assume, che si fa bifronte,

Che vuol gettarsi e ne ha orrore, che tende
Verso quell'acqua celeste e abissale,
Ma poi distoglie l'occhio, poi s'arrende;

Ed indurito e incrostato dal sale,
Come una statua che trepida attende,
Ti solca e ti dilava il temporale.

 

 

 

9. Bella donna in viaggio

Nel buio spesso che assottiglia il cuore
La strada è un fiume lento e dei vascelli,
Notturni e silenziosi come uccelli
Di bianca luna, battono le ore

Su invisibili flutti. Fu un rumore
Misterioso e profondo ai cancelli
Del sangue, e poi negli occhi e fra i capelli
La scabra luce del tempo irrisore,

Che mi hanno mossa a questo viaggio nero
Di cui non so la fine. E le tranquille
Stanze del giorno, l'usato sentiero,

Da allora sto fuggendo, e più di mille
Chilometri d'asfalto e di mistero
Mi condurranno entro tortuose ville.

 

 

 

Notte d'inverno

Quel merlo audace,
Ora che il giorno breve è fredda luna,
Gelido tace.

 

 

 

10. Una musa di marmo

Il tempo gira ormai su questa pietra
Ruvida e scarna come su, oltre i rami,
Girano le cornacchie in neri sciami
Sopra il parco in rovina. Oscura e tetra

S'avvicina la notte e la mia cetra,
Consunta e dilavata, fra i richiami
Degli uccelli impazziti sembra esclami
Dissonanze di gesso. Il giorno arretra,

Ma dentro questa carne calcinosa
Sale una vasta sofferenza e fonda
Che graffia il fermo cuore, la rugosa

Curva di un mare che cresce e m'inonda
D'un'acqua d'aspro sale e silenziosa
Dove non trovo né scoglio né sponda.

 

 

 

11. Notte con la nebbia

La nebbia si è levata dal profondo
Liquido mare a invadere la notte
Di quegli spettri che le infide rotte
Della ragione han ricondotto al mondo.

Nel tremito dell'ora che è fecondo
D'invisibili passi e oscure frotte,
Di gemiti e di lune ormai corrotte,
Cerchi rifugio al cuore vagabondo

Fra le coperte, avvolto nel lenzuolo
In una fissità guardinga e muta.
E la sirena che ulula dal molo,

Gelido uccello della notte astuta,
Ritarda il sonno, ne disperde il volo,
Lasciandoti a invocar la sua venuta.

 

 

 

12. Il pino malato

Quel pino che fa guardia al tuo ritiro
Sembra sia stanco e non abbia più il fiato
Per ergersi e aggrapparsi saldo al prato
E trarne i succhi e ombreggiarne il respiro;

Se poi ti appressi al tronco e ne fai il giro
Vedrai le crepe ed il legno solcato
Da lunghe fenditure e sconcertato
Udrai uno scricchiolìo, come un sospiro.

E' vero - mi rispondi - ch'egli è vecchio,
Ma ciò non mi rattrista, ché per terra
Di sotto all'ombra sua già da parecchio

Tempo un germoglio fra l'erba s'afferra,
Mostrandomi che l'orto è poi lo specchio
Di questa vita e di ogni nostra guerra.

 

 

 

MADRIGALI

 

 

Uomo al mattino cammina e ripensa

Nel centro della notte sotto un mare
Che nasconde creature
Fra luna e magma rapide nature
Viaggiano sottopelle. Ben più chiare
Poi la mattina sembrano
Le spirali del tempo che dismembra
La vita in ore e in entrate e in uscite
Nella fretta di andare.
Tra asfalto e tra rotaie mai finite
Ecco ritrovi nature e creature.

 

 

 

Periferia

La tenebra divora asfalto e macchine
Nell'ora che ti acceca
Rossa di febbre e nubi. Nella teca
Del cuore desolato dalle attese
Dal rumore di tacchi
Di passi trasparenti e bocche accese
Una luce si attenua. Ecco i gabbiani
Della notte volteggiano sui cumuli
Sui rapinosi cani
Su ferri e corpi sopra letti e tumuli

 

 

 

Marina

In lenti gorghi di smeraldo il mare
Scioglie corpi ed oggetti
Davanti allo stupore delle seppie
Sotto il giallo fracasso di lampare
Scivola vite, le adagia sui tetti
Di acque e terre e di nebbie
Tenere e rugginose... Navi nere
Salpano in mezzo a uccelli e ciminiere

 

 

 

Paesaggio

Fra queste superfici piatte e scabre
Nere cortecce e grigi muri e cieli
Vaste chiazze di viola, arbusti, steli
Svelano pietre e legni
Lo spazio cespuglioso di un ottobre
Gonfio e reclino, segni
Di dèi lubrichi, indifferenti e pregni.

 

 

 

Arlecchino a cavallo di un missile
(primo intermezzo)

Da questo coso che puzza di nafta,
Che vibra e fa pernacchie,
Che stride e infilza nuvole e cornacchie,
Voi, caccolette di cellule vizze
Su quella palla enorme che si avvita,
Siete niente di niente.
Gonfi di birre, silicone e pizze,
Non vi vedo neppure! E' rinsecchita
Fra i gorghi della sfera
La boria vostra: che vi venga l'afta!
Beccatevi in saluto 'sto fetente
Peto e per firma uno sputo ne l'ocio:
Commiato al mondo di Arlechin Batocio!

 

 

 

Uomo sul molo che guarda l'acqua

Il tempo scioglie i giorni e non c'è inverno
Che li faccia più duri
Che li conservi dietro spessi muri
Di vetro opaco o cristallino ghiaccio
Che li ripari e rinchiuda all'interno
Di sepolcri d'acciaio sicuri
Da questi flutti oscuri
Fra questi gorghi sui quali mi affaccio

 

 

 

Bella donna che dorme

Il tempo ha disegnato sul tuo volto
Sottilissime crepe e sulle mani
Tenui mappe di cera
Che in queste stanze e silenziosi vani
Dove tu che ora dormi mi hai accolto
Nelle tue forme avvolto
Mi fanno guida in questa lunga sera

 

 

 

Uomo seduto mentre fuori piove

Sul tempo piove come sulle anime
Che aspettano un dolore
Come piove sul rapido tremore
Di tempie e fredde mani
Di pupille gravate dall'oblio
Di palpebre fiaccate dalle ore
Che in questo corpo mio
Fiutano e vanno alacri come cani

 

 

 

Donna nel buio si figura spettri

E' un palazzo la mente le cui stanze
Come lunghe catene elicoidali
Seguono vasti corridoi spirali
Di pietre levigate
Dove il tempo ha tracciato brevi danze
Inciso stipiti graffiato soglie
Dove ombre di animali
Annusano le ore consumate
Frugando gli attimi fra ossa e spoglie

 

 

 

Balanzone sulla luna
(secondo intermezzo)

Oh cacchio, com'è stato
Che almanaccando intorno al mio panzone
Su questo cacio secco e appustolato
Ora mi trovo!? E qui non c'è nessuno
Ch'io possa infinocchiare coi miei detti
Dai pulpiti d'antenne sopra i tetti!
Ora rammento: quando ero qualcuno
Fra i gorghi della sfera,
Che ora vedo lontana e che ho agognato
D'avere a mio comando, una cazzata
Spaventevole a udirsi inopinata
Mi è esplosa dalla bocca e l'esplosione
Ha scosso il globo e... ciao ciao, Balanzone!

 

 

 

Notturno
(a Daniele, in memoria)

Ha il colore dell'ombra nelle stanze
Questa notte di vetro
Ha colore di terra il labirinto
Dell'anima che passa e lascia indietro
Macchie di luce e simboli e parvenze
Leggere di ricordi
"Ti voglio bene" ho detto
Frugando nel tuo sonno duro e stinto
Indifeso nel letto
Ghermito dai minuti ossuti e ingordi
Poi sono uscito a passi obliqui e sordi

 

 

 

Le lampare del tempo

Il tempo dell'amore è circolare
Rinasce eternamente
Come il mare che sempre ricomincia
Nei suoi gorghi pietosi e lentamente
Ci conduce a sargassi
Ci sprofonda in lenzuola.
                        Le lampare
Rapinose del tempo indifferente
Beccheggiano in silenzio lì a due passi.

 

 

 

Compianto per la piccola Arianna
(in memoria)

Graffia l'anima muta il tuo silenzio
Vorticoso di sguardi e labbra e mani,
Sbigottito e spietato. Scava il cuore
Questo bianco stupore
Che ci dissecca e inchioda. La tua assenza
Sia tregua nella vana sofferenza
Che ti ha indotto a precederci nel viaggio:
Abbi pace, bambina, in noi rimani
Con la breve tua gioia e il tuo coraggio.

 

 

Mare amoroso

Negli abissi del cuore le agitate
Acque fonde dell'anima
Scavano grotte dove salpe e orate
Murici silenziosi e astute mani
Di polpi zitte zitte
Trovano scampo all'ansia dell'estate
Salata e corrosiva.
                        Nelle labbra
Di lentischio e di mirto, nelle fitte
Tue ciglia di asfodelo, nella sabbia
Della tua pelle d'ambra
Tornano a galla poi queste creature
Quieti spettri d'amore
Che viaggiano in silenzio il nostro mare

 

 

 

 

POESIE SPARSE

 

 

Capriccio

Ecco la Primavera,
Quando i morenti amanti
S'imbarcan per Citera.
Loro dubbi agghiaccianti

Questa danza stupita
Rèlega tremolanti
Su una terra smarrita,
Che pur sarà vicino

A dove vanno in gita:
Dove non sia Destino.
Venere diroccata,
Relitto a capo chino,

E' avvolta e soffocata
Da melodiose chiome,
Che salgon l'aria grata in
Teorie di semicrome.

Ma il terror delle stelle
E le altre nostre some,
Le angosce sulla pelle,
Le morti esistenziali,

Sicuramente in quelle
Vallate boreali
Bruceran come cera
Di candele mortali.

 

 

 

A chi gioca il dado

Lo impugni a tuo diletto e poi lo getti
Su questo tavolino dove sbatte
Cieco tra cose che distingue sfatte
Poi lo riprendi per i tuoi giochetti

 

 

 

L'incrocio

Spalanchi la finestra sulla strada
E senti solo macchine che ruggono
Rinchiusi corpi imbambolati fuggono
Via dal silenzio che smorza la spada

 

 

 

Stanza con la luna

L'estate fa discendere gli umori
Pallidi, quando è notte. Li diffonde la
Vertiginosa sfera degli albori
Di luna, viaggiano le irate fronde
Ventose che raggrumano i vapori,
Trafiggono il lampione che nasconde
La notte ardita, e ci colgono inerti,
Spettrali, e della guerra più inesperti.

 

 

 

Stanza con lo spettro

Se questo vago mostro, questa forma,
E' solo un mostro della mente senza
Riposo, oggetto assente che trasforma
L'occhio assopito (e la vana presenza
Ne puoi toccare, carezzarne l'orma,
Se non ti ripugnasse la parvenza...)
Perché su questo sogno di abominio
E di spavento si schianta il tuo dominio?

 

 

 

DUE FRAMMENTI

 

1. Il ritorno

La notte è impenetrabile. La notte
E' scesa senza ch'io me ne accorgessi.
"Scusi", ho detto allora,
"Buona sera", ho detto.
Nel labirinto della folla
Persone vanno e vengono, s'incontrano,
Cadono palpebre e parole.
Nel labirinto dell'anima,
Fra vicoli odorosi di zolfo e cloro,
Dietro le chiuse finestre e le mura
Immobile perdura spesso fumo.
Il gelo taglia i volti delle donne,
Sotto il cielo di porfido
Spacca il legno dei cuori.
"E' tardi", ho pensato fra i lampi,
Fra i vortici di luce delle insegne.
Sull'autobus statue di pietra fuggono,
S'aggrumano agli angoli, fuori
La città fugge, si sparge sui campi
Ghiacciati, si spegne.
In questa metallica periferia
Dio non ci serve e noi lo combattiamo,
Ne disprezziamo gli aliti e i rumori
Nel tanfo oleoso della solitudine;
Dove un vento innaturale
Rode l'asfalto e ci devasta gli occhi,
Dove nei lati più notturni delle strade
Angeli neri fermano le macchine,
Mostrano gonfie le carni,
Si contagiano l'anima.

 

2. La stella

"Dove sei stato?" hai chiesto sulla porta.
La stanza è semibuia
Nera d'oggetti e morbida di stoffe:
"Diventeremo dèi, demiurghi,
Sapremo il bene e il male".
Lo specchio dell'armadio brilla obliquo
Nasconde tenere fibre e rivela
Un universo sbieco e trasparente
Un mondo di vetro.
"Solleva una carta dal mazzo
Con la sinistra mano".
Ecco appare "La stella" e nella morta
Ora del buio
Siedi guardi e cominci con le labbra
Con le rapide mani
A edificare forme nella cera.
La tenebra dell'anima fa sangue
Mentre da fuori
Giungono voci e rumori di piatti.
"Nemmeno questi fuochi sono eterni:
Vagano ciechi e luminosi e infine,
Superato il confine
Di desolate estati e uguali inverni,
Si consumano muti e silenziosi
Nel deserto dei cieli,
Oppure esplodono impazziti e ignari
Consunti da entropie e da sismi interni.
Come le stelle è il nostro amore, incline
A fingerci perenni,
A illuderci che gli anni vorticosi
Ci lascino nel tempo uguali e indenni".
Dalle altre case la TV comunica
Voci di guerra, urla di commercio.
Dalla strada passi
Il portone che sbatte
Passi sulle scale...
Una moltitudine d'ombre
Torna a casa a cenare.

 

 

 

L'autore

 

Paolo Pettinari, nato a Senigallia (AN) nel 1957, vive in provincia di Firenze. Nel 1987, nella collana Gazebo, ha pubblicato Sidera in edizione cartacea. Nel 1993 è uscito Il segno tagliente, un saggio sulla retorica della satira scritto in collaborazione con L.Contemori. Dal 1992 al 1995 ha dato vita a "Uroboro", rassegna elettronica di letteratura e critica. E' redattore della rivista "L'area di Broca", cura il sito internet Mediateca Italiana e una piccola galleria d'arte - "Lo Studiolo" - a Campi Bisenzio. Tutti i suoi testi sono pubblicati sul sito web di Edizioni Mediateca (www.emt.it).

 

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Edizioni Mediateca, Campi Bisenzio, 2010.
Ultimo aggiornamento 01.01.2010.