Visietef
"Vi siete fatti cinici in due settimane" cercai di provocarli.
"Che c'entra il cinismo!" sbottò vivacemente Lisa. "E' che abbiamo visto come vanno le cose, e se non ti difendi da solo finisci massacrato".
"Ma voi siete innocenti" li incalzai "non avete fatto niente".
"L'innocenza o la colpa non hanno alcun senso. Voglio dire, davanti alle cose, davanti alla morte o al dolore non c'è alcuna differenza".
"Probabilmente" aggiunse Stefano "quella che noi chiamavamo innocenza era solo una condizione nebulosa di incoscienza che ci sembrava naturale e incorrotta, ma in realtà non era che un'impalcatura della nostra ragione".
"E con questo?"
"Con questo vedi che alla fine non c'è scampo" mormorò Lisa abbassando gli occhi.
"Perché?" insistetti.
"Perché nella tua solitudine ti senti smarrito dovunque!"
A poco a poco i nostri amici andavano avvicinandosi al cuore del problema. Francesca ed io vedevamo che la disillusione li opprimeva ben più profondamente del ricordo terribile dei corpi martoriati nella tenda. La certezza di sperimentare su di sé l'armonia del cosmo, di ritornare a fremere, seppure per breve tempo, secondo i ritmi primordiali della natura, si era risolta in un'angoscia inenarrabile che li aveva spinti al confine estremo della morte. Un'angoscia tellurica, un terrore dell'essere per cui non c'era riscatto e men che meno senso. L'umanità deforme che avevano incontrato era lo specchio visibile della loro illusione, la negazione tangibile e violenta dell'idea stravagante che li aveva indotti a partire.
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