Vaitudis
"Vai tu" disse Lisa in preda all'emozione.
Stefano fece qualche passo nel prato tirandosi dietro la bicicletta e andò ad appoggiarla al muso della macchina. Poi, con passi circospetti che affondavano nell'erba ancora bagnata, si diresse alla tenda seguito dagli occhi attenti dell'amica.
"C'è nessuno?" provò a dire curvo davanti all'entrata. "Potremmo chiedervi un favore?" Ma non ricevendo risposta si rialzò a guardare Lisa, che gli fece cenno con la mano di girare intorno alla tenda e provare dall'altra parte.
Senza troppo entusiasmo Stefano si portò verso il lato nascosto e, appena ebbe girato gli occhi, fu subito bloccato da un moto di spavento. Lisa lo vide improvvisamente cercarla con lo sguardo, la bocca semiaperta ad una muta imprecazione, e implorare il suo aiuto visibilmente incapace di proferire parola. Come imbambolata, portò la bicicletta accanto a quella dell'amico, poi, scuotendosi da quel torpore in cui sembrava caduta, corse a vedere. Il fianco della tenda era lacerato da un lungo squarcio orizzontale che andava quasi da un'estremità all'altra e che, sbattuto dal vento, produceva il rumore che avevano sentito. Nonostante l'ampiezza del taglio, dalla posizione in cui stavano non era possibile vedere se all'interno, come temevano, vi fosse qualcuno, ma tuttavia quella nera e palpitante ferita, lo sbattere cieco del vento nel silenzio del luogo e la solitudine in cui si sentivano di nuovo immersi impressero nei due ragazzi un senso acutissimo di desolazione.
"E' tutto esattamente come prima" mormorò Stefano sentendosi abbracciare dall'amica "non è cambiato niente qua fuori".
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