Tipregod
"Ti prego" disse poi "andiamo un po' più avanti finché ci si vede".
"Come stai?"
"Ho avuto un giramento di testa, m'è presa un po' paura" rispose slacciandosi dal compagno "ma adesso sto bene. Veramente!" insistette.
A Stefano parve straordinariamente bella, né poté fare a meno di appoggiarle ancora le mani sui fianchi e di baciarla brevemente sulla bocca. Lei cercò di rimanere inerte, con le braccia penzoloni lungo il corpo, ma pure all'avvicinarsi di lui gli occhi involontariamente le si chiusero, le labbra le si apersero e la punta della lingua andò a sfiorare l’amico. Poi si guardarono entrambi con aria di scherzoso rimprovero.
"Dai, ché abbiamo perso anche troppo tempo" disse infine Lisa sollevando la sua bicicletta.
"Ce la fai? Aspetta che ti do una mano".
"Ahó!" esclamò mezzo offesa. "Per chi m'hai preso? Vai!"
Superato con qualche incertezza quel passaggio impervio, ripresero la tortuosa ascensione finché, dopo non molti metri, quell'oscuro erto budello non s'allargò in un sentiero più agevole, dell'ampiezza d'un metro o un metro e mezzo, che s'inoltrava in piano attorno al fianco del colle con gobbe e avvallamenti di nessuna asprezza.
"Visto?" fece Lisa risalendo in sella. "Così li distanziamo".
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