Stefanop
Stefano procedeva davanti, fermandosi ogni tanto a controllare se l'amica lo seguiva o a sincerarsi di non averla persa, in quella prova dove entrambi avevano ormai sperimentato la vitale necessità di stare insieme, di farsi complici e alleati contro nemici inattesi e sempre nuovi. Giunti a un punto particolarmente impervio, in cui per superare dei gradoni di pietre e massi avrebbero dovuto caricarsi le biciclette in spalla, Stefano si volse come sempre verso Lisa e la trovò accasciata sui manubri, piangente, sconvolta da violenti singhiozzi. In preda ad un dolore disperato, a un cupo presentimento di morte che quella vista gli produsse, abbandonò la bicicletta e corse ad abbracciare la compagna cercando di lenirne lo sconforto.
"Ci fermiamo un attimo" disse con voce un po' tremante, mentre anche lei lo abbracciava con forza nascondendo i singhiozzi sul suo petto. "Dai, sono ancora lontani, e tra poco qua sotto non si vedrà più niente" ma sentiva anch'egli salire agli occhi l'impossibilità di parlare.
Rimasero così per lunghi istanti, a sentirsi l'un l'altro fin quando Lisa non si fu ripresa in qualche modo.
"Lasciamo qui le biciclette e continuiamo senza" disse lui.
"Potrebbero esserci utili, proviamo a portarcele dietro ancora un po', non si sa mai".
Lisa intanto aveva preso a accarezzare le spalle dell'amico con gesti lenti delle mani, comunicando con quell'atto silenzioso il ritrovato benessere dello spirito. Lui d'altro canto, con un certo piacevole imbarazzo, cominciò ad avvertire un lento progressivo eccitamento alle carezze e al contatto dell'amica e provò a staccarsi, ma Lisa, come dimentica della situazione in cui versavano, lo abbracciò ancora più forte.
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