Stefanol
Stefano e Lisa lo seguirono senza accennare una qualche reazione, spossati e ammutoliti da quanto avevano appena sentito alla radio. A passi lenti e incerti, con gli occhi melanconici eppure asciutti, incapaci di pianto, andarono dietro al vecchio farneticante giù per le nere scale. Arrivati in fondo, invece di uscire Martino aprì una porticina sulla destra.
"C'era la stalla qui, una volta" disse con un atteggiamento ridicolmente furtivo "portatele qua dentro".
A fatica, con qualche impedimento dovuto alla ristrettezza dei passaggi, i ragazzi entrarono con le biciclette in quella che era stata una stalla e adesso era soltanto un grande ripostiglio, pieno di mobili accatastati e di attrezzi da tempo in disuso. Spostando damigiane e tini, sedie, tavoli e credenze riuscirono a trovare un nascondiglio per le due biciclette, quindi, carichi dei bagagli, tornarono mestamente di sopra lasciandosi ancora guidare dal vecchio.
"Una rete ce l'avremmo pure" disse poi Martino "ma è meglio non preparare un altro letto, se vengono a controllare dopo s'insospettiscono. No, no, mettete questa roba di là" e indicò loro una porta "sopra l'armadio, bella piatta che così non si vede, e non vi fate vedere alla finestra".
Mentre il vecchio parlava con il solito tono concitato e cospirativo, si era intanto affacciata la moglie a dire che il pranzo era pronto, che potevano sedersi a tavola, e sembrò quasi che chiedesse un favore o addirittura si scusasse della propria presenza. C'era in effetti negli atti della donna, nel suo gestire e parlare, come un umbratile desiderio di oblio, come se in ogni sua parola e in ogni singolo gesto risuonasse nascosta, ma inconsciamente percepibile, la voglia o la speranza di non esserci, di ritrovarsi altrove e liberare gli altri della sua quasi invisibile evidenza. Una donna stanca, segnata da un dolore incancellabile tuttora vivo e rinnovato a giudicare dagli sguardi velati e dal tono dimesso del suo spirito. Stefano e Lisa accennarono un "Grazie, va bene" e dopo aver sistemato alla meno peggio la roba sull'armadio andarono a sedersi a tavola.
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