Stefanof
Stefano fu preso da un moto di ribellione. Appoggiò in terra la bicicletta e si mise ad avanzare a grandi passi verso la donna, che con aria di sfida, un sorriso di disprezzo sulle labbra e le mani sui fianchi, era rimasta ad osservarli da sopra il greppo erboso. Il ragazzo le si fermò proprio sotto, guardandola dal basso con la stessa espressione con cui si guarderebbe un monumento obbrobrioso.
"Mangiano l'insalata, quelle bestiacce!" urlò la donna gesticolando.
Stefano cercò di mantenere la calma. "Ma c'era proprio bisogno di trattarlo in quel modo?"
"Lo so io, lo so, come si trattano quelle bestiacce. E voi andate a farvi gli affari vostri". La donna cominciava a inviperirsi di nuovo.
"Come si trattano gli animali sono affari di tutti" provò a spiegare Stefano "perciò sono anche affari nostri".
La donna si chinò a raccogliere una zolla di terra e la tirò con forza al ragazzo, che abbassandosi riuscì a schivarla.
"Brutti schifosi" ricominciò furiosa "andate a fare le vostre zozzerie da un'altra parte, e non rompete i coglioni a chi lavora! Merda, mondezza siete!"
"Dai, lasciala perdere, vieni via!" cominciò Lisa a gridare all'amico, visibilmente impaurita dall'aspetto feroce e battagliero della contadina.
"Ecco, va' dalla tua puttanella, la senti che smania?"
Stefano si trattenne dal dirle o dal farle alcunché e si voltò per tornare dall'amica. Ma fatti pochi passi udì una bassa voce maschile, anch'essa deformata dall'ira.
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