Stefanoe

   Stefano e Lisa non sapevano che dire. Era chiaramente un vecchio esaltato cui gli anni di prigione, nell'abiezione della lontananza dal mondo, avevano scavato nella mente caverne silenziose di follia. Anche lui, come già Leonardo, sembrava ossessionato dall'idea del Male, da una presenza invisibile e vasta e tenebrosa, che pareva minacciarlo nella carne stessa. Stefano fu indotto a provocarlo, scherzosamente.
   "Ma il Male non esiste" sbottò "è un'invenzione dei preti. Siamo noi che commettiamo i delitti, l'anima di Belzebù non c'entra niente!"
   Il vecchio sgranò gli occhi sollevando il braccio destro a mezz'aria. "La nostra responsabilità è grande, ma parziale! Il demonio s'impossessa di noi e poi ci fa compiere l'atto. E' colpa nostra se lui ci invade, se il Male ci penetra dentro a deformarci l'anima. Però l'azione è sua, non ci appartiene".
   I due amici cominciarono ad averne abbastanza di quel predicatore suonato e si guardarono bene dal contraddirlo. Nella foga dell'omelia Martino continuava a sproloquiare di Eva e Caino, citava frasi a memoria abbinandole a coppie di cifre, elemosinando almeno il consenso degli sguardi. Ma Lisa s'era ridistesa sull'erba, con gli occhi chiusi, e Stefano aveva alzato il capo ad osservare il cielo. Delle improvvise nubi erano giunte da dietro le colline e già ghermivano il sole con volute di plumbeo vapore.
   "Secondo lei pioverà?" chiese Stefano al vecchio, interrompendone la predica.
   "E' pure questo un segno" rispose lui "un simbolo naturale del volere di Dio! Sta a noi capirne il senso".
   Martino si rimise lo zaino sulle spalle, riafferrò il bastone e si alzò in piedi.
   "Sì, ma non dovrebbe piovere, no?" insistette Stefano, prosaico.
   "Siamo a settembre, chi lo sa?" Il vecchio finalmente aveva ripreso l'aspetto cordiale con cui s'era presentato all'inizio. "Comunque ho molta strada da fare, sarà meglio se mi metto in marcia".
   Lisa intanto s'era rialzata pure lei. "Aspetti" lo fermò. "Conosce mica nessuno che può ospitarci per stanotte?"
   "Più avanti c'è un albergo, lungo la strada, sarà a una decina di chilometri. Ma muovetevi, ché qui fra un paio d'ore è notte. Vi saluto!" Si allontanò con passi energici e con una velocità che sorprese i due ragazzi.