Sonoimma

   "Sono immagini di un film" commentò Stefano a bassa voce "uno di quei video girati con una telecamera".
   "Pensi che l'hanno uccisa veramente?"
   "E' probabile, in certi posti lo fanno".
   Improvvisamente le tracce rinvenute accanto ai rovi acquistarono un senso sinistro e inquietante. Che fosse gente dedita a quel tipo di perversione? Che i corpi ritrovati nei dintorni fossero vittime di quei folli amanti eroinomani? Decisero di andare via immediatamente. Raccolta l'amaca e le altre cose, si inoltrarono nella pietraia finché non giunsero a una stradina di terra battuta che ne costeggiava il confine.
   "E adesso dove andiamo?" chiese Lisa col tono di chi è perso.
   "Quando eravamo sulla strada principale, dall'altra parte, ho visto un cartello che diceva di una pieve romanica, più avanti". Stefano le indicò un colle in lontananza con una costruzione in cima. "Vedi? Dev'essere quella: è di qua dal fiume".
   "Andiamo?" fece Lisa salendo già in sella. "Prima ci muoviamo di qui, meglio mi sentirò".
   Così si rimisero in cammino per quella stradina polverosa e sconnessa, aperta da una parte sulle bianche pietre, chiusa dall'altra da arbusti e da siepi contorte. Dopo neanche mezzo chilometro sbucarono comunque su una stretta via asfaltata e poterono riprendere un'andatura più normale. Ma la fuga, ché di questo si trattava, non li aveva turbati più di tanto; gli aveva anzi dato come un senso di sollievo l'essere stati sfiorati dal male e l'esserne rimasti illesi. C'era quasi in essi la sensazione dell'immunità dal maligno, la convinzione che la propria innocenza bastasse di per sé a difenderli dagli umori malvagi che turbano talvolta gli uomini. E lo scampato pericolo stava lì a dimostrarlo.