Siscambi

   Si scambiarono dei baci di saluto e i due amici si riportarono sulla strada salendo poi in sella. Per diverso tempo, dopo che si furono allontanati dalla casa di Claudia, rimasero a pensare, ognuno per suo conto, a quella strana ragazza, quella vergine ultrice che rifiutava l'amore per odio dei suoi simili, che avrebbe voluto anche distruggersi per trascinare il mondo nella propria rovina. Gli venne anche il pensiero che si fosse inventata tutto: quella follia da melodramma, quei propositi osceni di commercio carnale e di abiezione, quell'oppressione di cui sarebbe stata vittima. Qualcosa magari era vero, ma certo esagerava. Non sosteneva lei stessa, d'altronde, di star conducendo una recita? Ma pure tali considerazioni cozzavano con l'altra percezione, corporea se non razionale, di una verità terribile costretta con tenacia fra le maglie di una volontà di ghiaccio. Affermano i filosofi che in un punto dello spazio infinito gli opposti arrivano a coincidere e forse, nell'infinita gradualità dell'animo umano, Claudia non era così diversa da coloro che odiava.
   Come ho detto, avremmo compreso solo più tardi la ragione più vera di quel disprezzo assoluto. Lì per lì l'atteggiamento cordiale e la naturale simpatia della ragazza (così sembrò ai nostri amici) avevano come offuscato la gelida luce del suo animo, ne avevano occultato l'apparente ferocia. Ma più ci riflettevano più Stefano e Lisa restavano sorpresi da quella cupa dissimulazione, in cui il desiderio di fuggire non era che il pretesto, a ben vedere, di una filosofica malvagità. Perché non aveva aiutato l'amico, non gli era stata accanto negli attimi dello sconforto prima che la pazzia lo ghermisse? E adesso perché mai considerarlo morto? Quella brutale indifferenza che a entrambi appariva in qualche modo abominevole, vedemmo poi che era il frutto di una sua facoltà razionale di prevedere le sorti, di una matematica capacità di inferire da cause presenti gli effetti futuri. Francesca rilevò ben presto, già alla prima visita che Claudia ci fece, come ella avesse qualità profetiche, una cieca veggenza che percepiva le necessità degli eventi e la forzava a vivere in una tragica consapevolezza. Per cui aveva previsto con certezza, ad esempio, che confortare l'amico non ne avrebbe lenito l'interminabile disperazione, ma si sarebbe perduta lei stessa. Sconvolta nella mente, avrebbe avuto un uguale destino e, invece di uscire alla vita, ne avrebbe reduplicato la morte. Fu pertanto un istinto vitale e disperato che le guidò la mente, non certo un impulso malvagio, ma Stefano e Lisa, ancora frastornati dall'incontro, vi percepivano soltanto il gelo ed il pallore della morte. A poco a poco l'immagine solare di Claudia si andò mutando nel simulacro angoscioso di uno spettro.