Sicominc
"Si comincia?" chiese l'uomo alla compagna, lanciando un ghigno di scherno ai ragazzi.
Come in preda a una gioiosa frenesia: "Si comincia, si comincia!" fece lei tornano dietro lo sportello e portandosi la telecamera sull'occhio. "Vai, che aspetti?" e rideva in modo osceno e dissonante, passandosi la lingua sulle labbra.
L'uomo si ficcò in tasca pure l'altra mano e con un'espressione laida sul volto, una sudicia smorfia che gli deformava i lineamenti, fece qualche passo verso Stefano e Lisa. Intanto che la donna riprendeva la scena e lo incitava, quello veniva avanti e con le mani nelle ampie tasche dei pantaloni sembrava toccarsi i genitali.
"Che dici" disse "mi faccio prima lui o preferisci che mi sbatto la troietta?"
"Fa' come ti pare, coglione, ma sbrigati!" fu la risposta. "Goditi la puttanella, mi eccita di più". Mentre il pallore della faccia le si andava maculando di vaste chiazze purpuree e le mani afferravano la telecamera in modo sempre più spasmodico, la donna emetteva delle brevi isteriche risate.
Stefano provò ad accennare un movimento, a dire un "Ma..." L'uomo estrasse fulmineo dalla tasca una tozza pistola a tamburo e, in preda a un'ira improvvisa, con voce stridula e come impaurita, minacciando entrambi di morte con viso paonazzo e collo gonfio, lanciò loro sozzi insulti bestemmiando Dio. Fu poco più di un attimo però, ché già subito dopo era tornato tranquillo e strafottente a seguire gli incitamenti striduli e sboccati della donna. Stefano e Lisa ebbero improvvisamente una terribile illuminazione: a quelle rosse tumide labbra e a quella macchina da presa si sovrapposero, chiarissime e paurose, disperate e presenti, le immagini dei mozziconi sporchi e dell'involucro trovati fra i rovi nel boschetto presso il fiume, le foto di sadico martirio stampate sul giornale, la cupa visione della siringa insanguinata.
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