Semiaiut
"Se mi aiutate a portare fuori un paio di sedie e un tavolo, possiamo stare più comodi" e li invitò a seguirla in un capanno su un lato dello spiazzo dove erano attrezzi e cianfrusaglie. Vi presero tre vecchie sedie di legno, un tavolinetto traballante e andarono a piazzarli sotto il fico.
Il sole cominciava a farsi meno forte e le ampie foglie dell'albero mandavano un'ombra benefica. A Stefano e Lisa sembrò di trovarsi in un orto concluso, giardino di delizie e rifugio da influssi maligni.
"E' un po' questa, no? l'idea della vita in campagna" osservò Stefano rivolto all'amica, che distesa beatamente sulla sedia annuì con convinzione.
Claudia divenne improvvisamente seria. "Ma il prezzo di una vita come questa" intervenne "è insopportabile, almeno per me".
"Oddìo, sì, c'è un po' di isolamento" convenne Stefano. "Ma è sempre così deserto, qui?"
"E c'è sempre" aggiunse Lisa "quella sensazione di essere osservati o spiati da dietro le finestre? Io prima, quando eravamo seduti là fuori, avevo proprio questa impressione, come se qualcuno mi puntasse gli occhi addosso di nascosto".
"Fosse solo quello" sorrise Claudia. "E' che qui non hai possibilità di scampo, nessuna libertà. La tua vita è tutta preordinata da chi ti sta intorno, famiglia, vicini, paesani... E siccome siamo più a contatto con la natura, se ne seguono le leggi più brutali, in pratica la legge del più forte".
"E' uguale dappertutto" cercò di minimizzare Stefano.
"No, non è uguale" riprese Claudia con vigore e con un leggero tremito alle mani. "In una città se vuoi avere regole tue, diverse da quelle degli altri, se sei omosessuale, se vuoi scopare con chi ti piace, puoi trovare uno spazio sicuro, puoi nasconderti nell'indifferenza degli altri, puoi avere degli alleati. Qui sarebbero la solitudine, l'ostilità, la morte!"
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