Ripresoi

   Ripreso il loro andare, con caute pedalate avanzarono in quella luminosa campagna agitati da sentimenti contrastanti, ma anche quietati dalla spossatezza della fuga. Le gambe e le braccia, ad ascoltarle, vibravano ancora di un tremito sottile e inarrestabile, quasi che un gelo profondo, a dispetto della corsa frenetica tra i campi, gli fosse penetrato in corpo e vi stagnasse a rammentargli l'assalto del male. Dopo qualche centinaio di metri il viottolo cominciò ad allargarsi e a farsi meno sconnesso, e i due ragazzi poterono procedere appaiati e ritrovare il conforto della voce.
   "Sembra che stiamo per uscirne" fece Lisa "vedi? La strada si allarga".
   "Ormai non so più che pensare" l'amico corrugò la fronte. "L'assurdo è che le uniche persone che vorrei incontrare in questo momento sono un paio di poliziotti o di carabinieri. Tu dici "troviamo un telefono", come no! Però dobbiamo andare a casa di qualcuno. E se quello è un altro matto? O se è addirittura l'assassino di quei due sotto la tenda?"
   "Lo so. Ma in qualche modo bisogna pur fare. E poi non è possibile che siano tutti pazzi o assassini da queste parti".
   "Insomma tu dici di fermarci se vediamo una casa?"
   "Ci fermiamo sì" disse con forza Lisa. "Magari ci stiamo attenti, magari uno resta indietro per sicurezza, ma bisogna finirla con quest'incubo!"