Rimanend

   Rimanendo abbracciati e preparati quasi a dover nascondere lo sguardo, avanzarono cautamente verso lo squarcio agitato dal vento e, a poco a poco, nella penombra delle stoffe, cominciarono a percepire l'immobile presenza di un corpo. La lentezza con cui si avvicinarono, benché dettata da un timore intenso e dal tremore dei muscoli, dal debole sostegno delle gambe, tuttavia fece in maniera che, formandosi nella mente l'idea chiara e distinta di qualcosa di terribile al di là di quel taglio, la visione di morte che gli apparve agli occhi non provocasse al loro spirito prostrato il vuoto irreparabile della follia. Restarono anzi a guardare, incapaci di distogliere lo sguardo dal freddo e lucidissimo specchio in cui rividero se stessi.
   All'interno della tenda stavano distesi i corpi nudi di due giovani, un ragazzo e una ragazza, massacrati da almeno dieci colpi di fucile. Lei si trovava ancora sopra l'amico, leggermente scivolata su un fianco, col viso appoggiato alla sua spalla. Il ragazzo, che con la mano sinistra ancora abbracciava la sua donna, aveva il volto atteggiato a un improvviso smarrimento, con gli occhi spalancati e la bocca semiaperta, ma senza che un dolore gli alterasse i tratti nello spasmo della morte. In quegli occhi liquidi mostrava il medesimo stupore sbigottito che aveva colto Stefano alla scoperta della lunga fenditura nella tenda.
   "Mi fanno impressione quegli occhi" mormorò Lisa. "Avranno sofferto?"
   "Probabilmente facevano l'amore". La forte emozione gli soffocò in gola le ultime parole.
   "Guarda" aggiunse ancora Lisa indicando la ragazza "ha i miei stessi orecchini".