Rapidame
Rapidamente com'erano venuti si udirono altri passi uscire dalla stanza e allontanarsi. Abituatisi all'oscurità appena rotta in alto da sottili spiragli di luce, Stefano e Lisa si sorpresero con gli occhi sbarrati e, con il cuore impazzito, dovettero prendersi la mano per reggere l'emozione e non cadere. La voce del poliziotto, ad entrambi, era sembrata la stessa dell'uomo che li aveva aggrediti!
Dopo lunghi minuti nel silenzio tenebroso di quella nicchia, la densa oppressione cominciò ad avvolgergli le membra e a soffocargli il fiato, e una smania incontenibile gli imperlò la fronte di un ghiaccio sudore. Cominciarono a spingere l'armadio, disperatamente, in preda a un'asfissia nervosa che se avessero aspettato ancora li avrebbe accasciati e, aperto un varco, precipitosamente sgusciarono dal muro fermandosi e tenendosi a riprendere fiato. Antonia li trovò in quella postura, sconvolti nel viso e tremanti.
"Ci è mancata l'aria" disse Stefano ancora ansimando. Lisa con le dita si asciugò gli occhi.
"Sono usciti solo adesso" disse la donna "venite" e fece strada verso la cucina. "Mio marito è andato via con loro" disse poi accendendo il fuoco sotto una grande caffettiera "mettetevi a sedere, lo prendete il caffè?"
"Erano poliziotti?" chiese Stefano.
"Venivano dal commissariato" annuì la donna "si sono messi a fare domande, hanno subito chiesto di voi, specie uno, sembrava vi conoscesse".
"Abbiamo sentito la voce di quello che è venuto di là con suo marito" disse Lisa concitatamente "era lui, era lui con quella donna..."
|