Quellich
"Quelli che v'hanno seguiti?"
"Era lui" ripeté la ragazza "ne sono sicura..."
"Com'era? Ce lo può descrivere?"
"Mah, un uomo normale, sulla quarantina, appena appena stempiato, aveva un braccio fasciato".
"Ecco!" gridò Lisa. "E' lui, è lui, è dove l'ho morso! Cristo! Che si fa adesso?"
Stefano, pur cercando di ostentare freddezza, non riusciva a soffocare il leggero tremito alle mani. "Che gli avete detto di noi?" chiese.
"Un po' di verità un po' di bugie" disse la donna "che potevamo dire? Mio marito gli ha raccontato che v'aveva incontrati l'altra sera vicino al fiume, poi gli abbiamo raccontato che siete venuti qui, ma siete andati via appena fatto notte. Però gli abbiamo pure detto che eravate stranieri, olandesi o tedeschi, adesso non ricordo che gli abbiamo detto, ma che insomma parlavate male in italiano".
Stefano abbassò lo sguardo. "Avrete delle rogne" disse "quello lì sa bene che mentite".
"Ma non fino a che punto. Magari che siete andati via ci ha creduto".
"E suo marito com'è che è andato con loro?"
"A firmare, credo. Gli faranno altre domande, non so. Ma non vi preoccupate per lui, quell'uomo è una faina, lo conosco, li farà ammattire con le sue prediche, con quell'accidente di bibbia". Antonia scosse il capo, abbassando gli occhi e sedendosi anch'essa.
Bevendo il caffè la donna riprese a parlare. "La vita è stata giusta con me" disse lentamente "anche adesso che mi fa soffrire". Un'espressione appena percepibile di nostalgia le distese i tratti rugosi del volto, rendendone ancora più bianco il naturale pallore. Stefano e Lisa sollevarono gli occhi guardandola perplessi.
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