Primadis
Prima di sistemarsi nella loro stanza trasportarono Leonardo in camera sua e, senza riuscire a svegliarlo né a farlo spogliare, lo deposero sul nudo materasso del suo letto. Uscirono quindi a prendere le biciclette, si armarono di un paio di coltelli e di una zappa e si barricarono per trascorrere la notte. Sul nudo, sconnesso pavimento di cotto la prostrazione dello spirito li risparmiò dagli incubi e dai sogni. I corpi nudi, distesi e distaccati, separati dalle armi poste fra loro, giacquero immobili, penitenziali, rivestiti soltanto dalla bianca luna che a lame penetrava dalle persiane serrate. E quando il pallore della notte cominciò a farsi mattino, furono come sorpresi da quella sventatezza.
"Che scemi" osservò Lisa "se avessimo dovuto fuggire... Perdere tempo a rivestirsi... Che scemi!"
Il riposo però li aveva come alleggeriti dalle angosce. Gli era anche balenato in mente, la sera avanti, che avrebbero potuto assalirli, di soppiatto e a tradimento, quando avessero aperto la porta e fossero usciti dalla stanza; ma adesso quel pensiero gli appariva ridicolo, malato. Lisa aprì la finestra e la stanza fu inondata di luce.
"Dormito bene?" si sentì una voce dallo spiazzo di fuori. Era Leonardo, già alzato. Lisa ebbe un attimo di imbarazzo e si nascose il seno con le mani.
"Sì, grazie. Lo hai già preso il caffè?"
"E' sul fuoco, sbrigatevi!" Anche Leonardo appariva più disteso e si era pure rasato.
"No, per me non è lui" concluse poi Lisa aiutando Stefano a spostare i mobili.
"Lo assolviamo?"
|