Perbacco
"Perbacco!" acconsentì il prete con uno scatto di vivacità. "Perché anzi non entrate da me? Così mangiamo qualcosa insieme... Un po' di formaggio e due foglie d'insalata... Non ho molto... Poi vi offro il caffè e vi faccio vedere la chiesa".
Stefano e Lisa si scambiarono uno sguardo e subito accettarono, incuriositi dal mistero di quell'uomo solitario, e raccolte le poche cose che avevano sparso sulla panchina lo seguirono all'interno della canonica. La cucina era una piccola stanza disadorna, con le pareti scrostate e annerite, le ragnatele agli angoli. Un tavolino col ripiano di marmo, un piccolo fornello a gas e una credenza rivestita in formica costituivano, insieme a quattro sedie e a un lavandino, tutto l'arredamento di quel sordido locale. Eppure la frescura che vi dimorava lo rendevano, tutto sommato, accogliente e gradito. Durante il magro pasto i ragazzi si accorsero che il prete quasi ad ogni boccone aggiungeva un bicchiere di vino e che, nel portarlo alla bocca, era preso da un leggero tremito alle mani. Alla fine del pranzo era chiaramente ubriaco, prostrato da una sbornia tetra e malinconica che lo aveva completamente ammutolito. Lisa cercò di scuoterlo da quel torpore.
"Senta, padre, se mi dice dove lo tiene posso fare il caffè".
"Oh no" replicò il prete con una sorta di lamento "non datemi del lei, vi sono amico... Vi prego, mi chiamo Leonardo".
"D'accordo, ma dov'è che lo tieni il caffè?"
Lisa non ottenne risposta, ma riuscì ugualmente a trovarlo rovistando nella credenza, così che dopo qualche minuto poterono sorseggiarne una tazzina ciascuno. E la bevanda dovette fare effetto su Leonardo poiché, senza che alcuno gli chiedesse niente, diventò loquace cominciando a riversare sui due amici la propria disperazione.
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