Pensatec

   "Pensateci ancora un attimo" insistette il vecchio "io lo so come vanno queste cose. In galera ho incontrato persone che ci sono rimaste per due o tre anni e non avevano fatto niente. Stavano lì ad aspettare che andassero avanti le indagini".
   "E allora che vorrebbe dire?" Stefano cominciava a smarrirsi. "Dovremmo lasciar perdere tutto? Continuare a fuggire e a nasconderci?"
   "No, no, solo aspettare un po', qualche ora, magari qualche giorno. Tanto quel che doveva succedere ormai è successo".
   I tentativi insistiti del vecchio, lo sguardo doloroso della moglie, calmarono l'angosciosa euforia dei due amici che infine tacquero abbassando lo sguardo. La donna ebbe un sospiro.
   "Mi sa che stavolta ha ragione lui" disse accennando al marito "aspettiamo, sentiamo le notizie alla radio e poi, se è il caso, si chiama la polizia".
   "Comunque abbiamo anche le foto" osservò Lisa con voce un po' avvilita.
   "Già" mormorò l'amico "e se non sono venute? Bell'aiuto ci darebbero! No, forse è davvero meglio aspettare".
   Il mattino era ormai ben avanzato e non mancava molto a mezzogiorno. Antonia cominciò i preparativi per il pranzo, affettando ortaggi e mettendo le pentole sul fuoco, mentre Stefano e Lisa, con gli occhi bassi e in silenzio, continuavano a ruminare le proprie indecisioni. Martino, in piedi alla finestra e visibilmente inquieto nelle vecchie membra, sembrava di vedetta, ma ben presto si tolse da quella posizione d'attesa e andò ad accendere la radio.