Ohdioche
"Oh Dio, che è successo ancora?" la donna si portò il palmo calloso di una mano a comprimere il viso, di lato alla bocca.
"Hanno ammazzato due persone" disse il vecchio.
La donna sgranò gli occhi velati. "E siete stati voi?"
"No, no" s'affrettò a tranquillizzarla Stefano "li abbiamo trovati già morti".
Con frasi smozzicate dall'emozione, in una lingua piagata e sanguinante, coi prima e i dopo confusi, con le azioni e le facce e gli oggetti che mulinavano nella memoria, i ragazzi narrarono brevemente ai due vecchi la loro triste scoperta e la fuga. Ad essi che gli chiedevano di rinnovare il dolore di quel mattino, fecero un racconto scarno e magmatico da cui uscì soprattutto la pena e lo spavento per il destino incomprensibile che li aveva sfiorati senza colpirli, apparentemente, nella carne.
"Ma vi ha visto qualcuno? C'era qualcun altro con voi?" chiese infine Martino.
"C'erano quei due" rispose Lisa "ma sono arrivati dopo. Non ci hanno visti, se no ci venivano dietro".
Martino tacque come riflettendo. "Il problema è che siete fuggiti" disse poi.
"Che vuol dire? In che senso?" Stefano non riusciva a quietarsi.
"Avrete lasciato delle tracce, con le scarpe, con la bicicletta. E poi m'avete detto che quel tizio ha adoperato il tuo coltello..."
"Ma possiamo spiegare" intervenne Lisa "avevamo paura, ci avevano aggredito la sera prima".
|