Ohcristo

   "Oh Cristo!" esclamò girando gli occhi sulle brune pareti di terra.
   "Che c'è?"
   "Siamo finiti in una tomba".
   Lisa più che sorpresa apparve stanca e, mentre fissava le nicchie tenebrose che le si aprivano davanti, una smorfia rassegnata di dolore le passò sul volto. Si strinse le braccia come rabbrividita.
   "L'importante è che non ci trovino" disse con un filo di voce.
   "Guarda!" Stefano sembrava incuriosito dalla funzione sepolcrale del luogo. "Vedi? Qui doveva essere pieno di urne. Ogni nicchia in pratica era un loculo" e preso il lume in mano s'avvicinò ad indagare più da presso. "Vieni a vedere, c'è ancora l'impronta della pietra".
   "L'impronta della morte" sospirò Lisa sedutasi frattanto sul gradino, lo sguardo nel vuoto.
   L'amico cercò di rincuorarla in qualche modo. "Siamo al sicuro qua sotto" provò a dirle "vediamo piuttosto di prepararci a dormire".
   "Mi sembra di sentirli, tutti quei morti".
   "Su! Che razza di scemenze stai a dire? Aiutami invece a tirare fuori i sacchi a pelo".
   Benché sotto terra, avviluppata da rocce e radici e circondata da segrete vene, la tomba non esalava alcuno degli umori che normalmente stillano nelle cavità nascoste del suolo. La lunga siccità evidentemente, e il calore spietato del sole, avevano a tal punto inaridito la rugosa crosta del colle che non un filo d'umido, non una linfa agitavano la propria agonia in quelle viscere vizze. Le pareti e i loculi, infatti, erano secchi e polverosi, privi di muschi o concrezioni minerali, e il pavimento, a sua volta, nella sua sterile aridità pareva ricoperto d'una finissima sabbia.