Non gli ci volle molto a riconoscere nelle persone improvvisamente sbucate nella radura, vicino al povero accampamento, gli aguzzini della sera prima. Lui imbracciava ancora il fucile e si muoveva come un animale che annusasse l'aria a sentirvi la preda, avanzando cautamente, osservando le tracce. Lei, a qualche metro di distanza, impugnava sempre la sua telecamera e ogni tanto lanciava un grido, si metteva in posizione di ripresa e filmava la sagoma demente che la precedeva. Nel vedere la tenda e la macchina s'arrestarono, poi lei cominciò a girargli intorno lentamente, filmando quegli oggetti silenziosi e inerti, mentre l'uomo prese ad avvicinarsi frugando con gli occhi nell'erba. A un certo punto sembrò avere trovato qualcosa e, chinandosi a terra, ne prese un oggetto che, per quanto piccolo e invisibile agli occhi dei ragazzi, parve stuzzicargli l'attenzione. Per un po', infatti, rimase fermo a osservarlo fra le mani, quindi, impugnatolo con la destra e sollevato il braccio, lasciò partire dei fendenti nell'aria come volesse pugnalare uno spettro. |