Nellesta

   Nelle stanze deserte Stefano e Lisa si spogliarono iniziando lunghi e silenziosi giochi d'amore; ai bordi del sentiero si sedussero entrambi e Lisa ritrovava a poco a poco, nel ritmo regolare dell'amplesso, le vere forme della sua bellezza... quand'ecco una porta sbattuta... lo sparo dell'uomo che provava l'arma... li risvegliò di soprassalto.
   "Che è stato?" chiese Lisa in un sussurro.
   "Stavo sognando, non so".
   "Anch'io, ma mi è sembrato troppo vero..." Dei colpi secchi d'arma da fuoco interruppero le parole della ragazza. "Sono qui!" Altri colpi, due o tre ripetuti a brevissima distanza.
   "E' uno sparo che ci ha svegliato" mormorò Stefano nel buio.
   "Dici che sono loro?"
   "Più facile che siano cacciatori, cacciatori di frodo. Vado un attimo a vedere".
   "Aspetta!"
   Prudentemente quella notte non si erano svestiti, ma si erano adagiati sui sacchi a pelo con gli abiti indosso soltanto per rubare un breve sonno, pronti a reagire in caso di un attacco e preparati alla guerra. Percorso il breve cunicolo e affacciatisi all'uscita, un lampo formidabile li impallidì sulla soglia e il tuono poderoso che ne seguì fece loro temere che quel rifugio di terra potesse frantumarglisi addosso. Una pioggia sottile e insistente cadeva sulla vegetazione invisibile che sembrava, ad ascoltarne gli aliti, ridestata a nuova vita. Il battere costante delle gocce sulle foglie e gli sterpi riarsi pareva generare dei sospiri, dei gemiti sommessi d'un primitivo piacere vegetale che sollevarono nei corpi dei due amici un fervore ansioso, un'impalpabile angoscia della carne che li mise a disagio. La stessa sensazione, grosso modo, che già li colse nel boschetto dove trovarono il riccio: una disarmonia dell'essere, il timore, avvertito e segreto, d'una diversità insanabile dal mondo laborioso della vita. Tornarono rapidamente nella camera sepolcrale.