Losoeass
"Lo so, è assurdo, ma ho come l'impressione che succederà qualcosa, qualcosa di inevitabile".
"Ho anch'io una sensazione simile" replicò Lisa sorridendo "ma vedrai, non sarà niente di terribile, e ne usciremo rinnovati, più forti".
"E' una possibilità anche questa" convenne Stefano finendo di mangiare il frutto e scagliando ciò che ne restava fra gli alberi, ma non sembrava del tutto convinto.
"Allora andiamo?"
"Ma sì, andiamo!"
La strada costeggiava il fiume seguendone i meandri con ostinata mansuetudine, ma nello stesso tempo costringendone il deflusso ed il rigoglio di pietre entro un confine artificiale che mortificava la naturale eloquenza delle acque. La salita era quasi impercettibile e le gambe non facevano alcuna fatica nel lavoro dei pedali. E tuttavia il sole ormai alto, padrone di quel cielo senza nuvole, flagellava di già gli occhi e la pelle, stillandone un aspro sudore che in rivoli bizzosi percorreva le calde geometrie del corpo. A quel calore si sciolsero pure le angosce e i timori della mente, e l'ampio panorama della valle indusse Stefano e Lisa a pensieri meno foschi, alla contemplazione arcadica, alle più quiete emozioni campestri. Dopo una decina di chilometri la valle si stringeva, non proprio a formare una gola, ma il paesaggio che prima era vasto e disperso adesso si faceva più vicino e la pietraia, ridotta a pochi metri di larghezza, non aveva più quell'aspetto mortifero e lunare. Anche le coltivazioni si erano ridotte, lasciando il posto a macchie d'alberi e a prati d'erba secca. Ora dalla strada era possibile sentire il rumore dell'acqua, due metri più sotto, e quel gorgogliare sommesso fu una sorta di consolazione nella spossatezza dell'ora.
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