Lisastav

   Lisa stava vincendo quella sciocca scommessa e alla fine della partita sarebbe ritornata a casa sua. Ma l'animo oppresso, la visione della morte incontrata e sfuggita insieme all'uomo che amava, le impedivano quasi di muovere i pezzi. Entrambi percepivano ormai chiaramente come il proprio riscatto non fosse possibile che nell'unione dei corpi e delle vite, e in tale consapevolezza gli parve di avere ritrovato un'umbratile forma necessaria di quanto era successo e della loro vita futura. In silenzio, come seguendo riflessioni vorticose o le logiche spirali del pensiero, continuarono la partita sempre meno convinti di doverla concludere. Lisa, soprattutto, sembrava quanto mai svagata e nel giro di cinque o sei mosse, sorprendentemente, perse quasi tutto il vantaggio che aveva accumulato sull'amico.
   "Che c'è?" le chiese Stefano infine.
   "Abbiamo fatto una scommessa cretina, ecco che c'è".
   "Lasciamo perdere?"
   "Non so. Vorrei..." il sorriso della ragazza aveva un che di delizioso e triste.
   "Possiamo anche interrompere e riprendere domani, o quando vogliamo".
   "Dici?"
   "Basta lasciare tutto così com'è".
   Stefano prese la scacchiera e con estrema attenzione la trasportò in camera, appoggiandola su uno scaffale. Lisa lo seguì con i pezzi eliminati, li appoggiò sulla scrivania, poi tornò a chiudere a chiave la porta.
   "Non si sa mai" disse "dovesse tornare qualcuno..."
   Da quel giorno, che io sappia, non si sono più separati.