Lisasiac
Lisa si accorse dell'assalto quando vide Stefano gettarsi fuori strada sulla destra, imprecando e rischiando di cadere. Allora cacciò un urlo, sbandò paurosamente, ma infine le riuscì di spostarsi evitando la macchina che la sfiorò soltanto. La sorte, dopo tutto, era stata abbastanza benigna, ché proprio in quel punto una stradina di terra battuta, poco più di un sentiero, andava a sbucare sulla via asfaltata offrendogli uno spazio entro cui avevano potuto ripararsi. Scesi di sella, rimasero alcuni istanti appoggiati alle biciclette ad osservare i propri volti sbiancati, ad ascoltare i cuori impazziti paventando di svenire o di crollare in ginocchio. La macchina aveva continuato la sua corsa sparendo oltre una curva, e tuttavia era rimasta ben presente negli occhi di entrambi.
"Che teste di cazzo!" mormorò Stefano.
Anche Lisa non aveva più fiato. "Ma che facevano?" domandò ansimando.
"E che ne so! Gli stronzi, facevano! Volevano metterci sotto". Stefano scosse la testa, si passò una mano sulla fronte.
"Erano in molti?" Lisa sembrava incapace di ricondurre gli occhi a dimensioni più normali.
"Ne ho visti un paio. Figurati, uno m'è sembrato stesse facendo una foto, o qualcosa del genere".
"Si saranno distratti".
"Macché, non hai visto come son partiti? Ci son venuti addosso. L'hanno fatto apposta".
"Dai!" Lisa tremava visibilmente. "E adesso, che facciamo?"
"Io direi di aspettare una decina di minuti. Magari tornano indietro, e se ci trovano sulla strada..."
"Cazzo!" Lisa appariva sempre più spaventata da quella situazione, prese a contorcersi le mani, a girare nervosamente attorno a sé lo sguardo. "Troviamo almeno un posto dove non ci vedano" disse.
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