Lisa non aveva mai sofferto di tali ossessioni. A difenderle il sonno dai mostri provvedeva un esercito di sogni che la trastullava in avventure contorte e improbabili. Si ricordava, fra gli altri, di un sogno recentissimo che avrebbe dovuto turbarla e che invece aveva vissuto con serena incoscienza. Era della prima notte che dormiva con Stefano. Stava passando davanti a una villa in campagna circondata da un muro non alto interrotto da un vecchio cancello. Era un cancello di ferro, accostato e non chiuso, sorretto da due alte colonne percorse da crepe e in parte diroccate. Anche la villa, a ben guardare, era in stato di lungo abbandono, e il suo pesante corpo neoclassico appariva venato da solchi, cosparso di varici, come rigonfio per un fuoco interno. Lisa entrò nel giardino incolto e selvaggio, percorse la traccia ghiaiosa che portava all'edificio e ad un tratto sentì dal cancello un furioso abbaiare, dei ringhi, dei passi veloci di bestia. Si volse di scatto e vide venire verso di lei a grandi passi un enorme mastino bavoso, le orribili fauci già pronte a dilaniare. Vide accanto a lei un pozzo, afferrò la catena e la tirò fino a bloccarla con il secchio alla carrucola, la buttò dentro e si calò in quel nero abisso viscido. Il cane, appoggiato al parapetto, continuava a ringhiare e a sbavare nella luce tonda dell'apertura. Non potendo risalire, Lisa si calò ancora e poco prima di toccare l'acqua scura e stagnante del fondo scoprì un'apertura sul lato, un passaggio segreto, un cunicolo muscoso abitato da esseri ciechi e striscianti, da qualche pipistrello. Ne percorse le spire senza alcun timore, stupita lei stessa di quel suo coraggio, salì e discese innumerevoli scale, sospinse altri cancelli e infine scivolò nel muschio umido del lungo budello e sempre più veloce, ridendo, gridando di gioia, fu gettata in mare. Sulla spiaggia il mastino la osservava nervoso, andando avanti e indietro indispettito, ma lei, completamente nuda in quell'acqua chiarissima e calda, sotto un sole radioso, lei che non capiva come c'era arrivata, volteggiava come una sirena, immergendosi e poi risalendo, nuotando, lasciandosi andare nei gorghi, finalmente felice nel corpo e nello spirito. Quando la mattina lo raccontò a Stefano lui pensò che forse le sarebbe piaciuto andare al mare e le suggerì pure di scriverlo, ma poi si occuparono d'altro. |