Lisaerab
Lisa era bianca di spavento. "Dici che è morto?" chiese all'amico.
"Ma che morto, scema!" gridò la donna ridacchiando. "Non vedi che respira?"
"Dobbiamo andarcene di qui" fece Stefano riprendendosi un poco.
L'uomo si mosse, contrasse leggermente un braccio come a cercare di spostarsi, ma subito ricadde inerte e insensibile. La donna invece si stava comportando stranamente. Con una mano si era strofinata le labbra fino a spalmarsi il rossetto attorno alla bocca e sul mento, s'era mezzo sciolta i capelli ed ora si stava strappando la camicetta, estirpandone con rabbia i bottoni e lacerandone una manica.
"Non vi conviene ritornare sulla strada" disse.
"Perché?"
"Non vi conviene e basta". Il tono minaccioso e il lampo di feroce cupidigia che le percorse gli occhi, l'osceno contorcersi delle labbra sbavate, convinsero i ragazzi a non tentare quella via. Stefano si chinò a raccogliere la pistola.
"Che vuoi farne?" chiese Lisa.
Senza rispondere l'amico la scagliò in mezzo a dei cespugli venti metri più in là, quindi prese un coltello dalla bicicletta e avvicinatosi alla macchina ne tagliò tutte e quattro le gomme.
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