Leonardo

   Leonardo tacque, prostrato dai ricordi e lacerato nella carne dai fantasmi che egli stesso evocava. Stefano e Lisa non sapevano che fare, gli venivano in mente solo frasi banali, parole inutili e prive di conforto.
   "Sono cose che succedono" provò a mormorare Stefano, ma Leonardo neppure ascoltava, chiuso com'era nelle sue visioni.
   "Ci sono andato, quella notte" riprese "ci sono andato coi carabinieri. In seguito al processo tutti sono venuti a sapere di questa storia e la moglie, per la vergogna, è salita su una sedia e s'è impiccata a una trave. La figlia poi, chiunque passi da quelle parti ne approfitta, e sono in tanti quelli che ci vanno apposta. Non la vado più nemmeno a trovare; quando mi vede mi minaccia e m'insulta: 'Hai rovinato al babbo!' grida fuori di sé, e poi bestemmia, peggio di un uomo. Da allora non viene più nessuno alla messa, né tantomeno a confessarsi. Mi disprezzano, temono che poi riveli agli altri le loro turpitudini... Non doveva finire così".
   "Hai fatto quello che era giusto fare" gli disse con vigore Stefano "ti sei comportato da uomo e hai fatto la cosa migliore".
   "Ma dovevo tacere, capite?" proruppe Leonardo con le poche forze che ancora lo sostenevano "ho peccato contro il mio voto e il risultato è stato morte e abiezione. E anche adesso non so che fare..."
   Aveva consumato le parole e i due amici, temendo di procurargli disagio con la loro presenza, si alzarono per uscire dalla stanza. Leonardo ebbe un sussulto.
   "Restate qui questa notte, vi prego, posso alloggiarvi. Col buio questi boschi si riempiono d'occhi e di passi. Veglierei tutto il tempo a pregare per voi se ve ne andaste. Vi faccio vedere la chiesa, poi potete riposarvi... Facciamo quattro chiacchiere... No, non vi tormenterò coi miei fantasmi, ve lo giuro, ma rimanete. Vi aspetta qualcuno?"