Lastazio
La stazione del paese era minuscola, poco più di un casello e un paio di panchine per sedersi; ma c'era intorno un'aria operosa, gente che andava in fretta, automobili, rumori, che davano uno stordimento nuovo e familiare all'anima prostrata dei ragazzi. La primitiva desolazione del fiume e il selvaggio fervore del bosco apparivano come schermati e placati da una cieca, ignara laboriosità che, solo ad osservarla con l'occhio della ragione, avrebbe rivelato la propria disperata sete d'oblio. Ma alle pupille smarrite dei ragazzi quel piccolo arrabattarsi paesano appariva un ritorno alla vita, al mondo controllato e protetto delle leggi e delle convenzioni. Eppure avvertirono un disagio profondo, non solo per gli sguardi indiscreti che ogni tanto si sentivano addosso, ma soprattutto perché quel ritorno fra i commerci del mondo gli pesava sul petto come una sconfitta dello spirito.
Il treno, due vagoni a gasolio senza scompartimenti, arrivò di lì a poco e, salutata Antonia con brevi parole, rapidamente presero posto all'interno. Per tutto il viaggio rimasero praticamente silenziosi a guardare il paesaggio che lentamente gli muoveva incontro, cullati dal rumore ipnotico delle ruote metalliche, scoprendosi talvolta a non guardare nulla: le immagini sfocate e gli occhi persi. Il rumoroso convoglio, nel suo lento approssimarsi alla città, seguiva il corso sinuoso di un fiume che solo dopo chilometri e chilometri Stefano e Lisa riconobbero come il loro fiume. Ma anche quella scoperta, confermata poi dalle carte, non provocò in essi quasi alcun turbamento, come se il corso d'acqua, che adesso turbinava copiosa per le piogge recenti, non avesse più senso o funzione ora che il treno poteva scavalcarlo e che ne sapevano il nome. Non era più il ristoro dall'arsura o il confine invalicabile d'un territorio improvvisamente sconosciuto, si era mutato in un torrente secondario dall'acqua schiumosa per gli scarichi, sbeffeggiato da un piccolo treno fumigante e chiassoso che ne tagliava ripetutamente i sudici meandri. Tuttavia quel liquido opaco e limaccioso che scivolava basso fra le pietre e l'immondizia vinceva ancora, incomprensibilmente, il loro sguardo. Finché i vagoni rimasero a lato del fiume Stefano e Lisa, pur senza provare un'emozione particolare o una cosciente attrazione, apparvero come ipnotizzati dallo spettacolo, per altro niente affatto straordinario, che gli si dispiegava di là dal finestrino. Quando il treno finalmente deviò, Lisa ruppe il silenzio.
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