Lapropos

   La proposta di Antonia sembrò la più sensata ed anche l'unica cosa da farsi in quel momento. Del resto, se la presenza di Martino era per loro causa di sospetto e timore, inconsciamente certi com'erano che fosse il vecchio l'omicida, o per lo meno che avesse una parte in quei delitti, il fatto che l'anziana donna vigilasse attenta quelle stanze diede loro una vaga sicurezza, la convinzione irrazionale ma profonda di avere finalmente un alleato in quel rifugio solitario e ambiguo.
   Nei giorni che seguirono poterono vedere che i due vecchi vivevano piuttosto come fratello e sorella che come due sposi, dormendo in stanze separate e conducendo vite autonome. Dopo l'ultimo delitto, per paura di altre perquisizioni Martino aveva sepolto il fucile nel bosco, ma non aveva smesso i suoi vagabondaggi e le bizzarre pretese di redenzione. E un paio di volte, la notte, lo udirono uscire con passo furtivo, chiudendo piano il portone e allontanandosi sulla ghiaia attorno a casa dalla parte del bosco. Stefano e Lisa non sapevano in realtà cosa pensare del vecchio, di quel suo misterioso errare. Sua moglie chiaramente non gli aveva creduto quando era ritornato pesto e sanguinante, ma i ragazzi sapevano che non aveva mentito, essi stessi avevano incontrato quelle laide coppie e la bambina. Eppure, cosa andava a fare la notte? E soprattutto quella notte! A consumare la sua vizza libidine di vecchio? A insultare la carne deforme di una mentecatta? Il mistero del male avvolgeva quell'uomo, ne erano certi, ed egli, assalito dalle furie, nelle ossa sue vuote avvertiva un infernale ardore, una consunzione, un contorcersi dello spirito, che il più delle volte lo induceva al fervore visionario e mistico, ma pure all'abiezione o, forse, al delitto.
   In tale condizione incerta, rassicurati solo dal fervido operare di Antonia, fu ancora l'incontro dei corpi a consolarli, lo scambio dei doni amorosi che fugò gli spettri e soffocò le grida delle stelle.