Lanottep

   La notte però trascorse inquieta, nonostante i sensi appagati. Immagini confuse di persone, frasi e parole incomprensibili, slegate, sembrarono balenare per la stanza in un alone livido di fiamma. Persone sedute o in piedi, come ruvide statue che pronunciassero sentenze, raccontavano storie di spettri. Nessuno di quei volti apparteneva a persone già viste, anche perché al posto degli occhi c'erano le orbite cave, e nello sguardo loro si rispecchiava solo l'assenza dell'anima e l'impossibilità dell'amore. Lisa tentò di esorcizzare quelle forme ripensando, nel sonno della sua ragione, a un vecchio libro: "Dove sono le parole?" chiedeva il dottore, e il bambino: "Nella bocca". Poi ancora: "E i sogni dove sono?" "Intorno al letto, nella stanza". Un brivido ghiaccio le corse la pelle e fu indotta, nel sonno, a stringersi all'amico.
   Anch'egli turbato da visioni, dall'immagine del vecchio che lo rincorreva sotto il gelo lunare ad estirpargli il cuore, Stefano accolse il tocco dell'amica con sollievo, trovando quiete nel calore di lei e disperdendo i fantasmi maligni della notte. Dopo un poco Lisa si voltò dall'altra parte e lui, carezzandole il fianco e posandole una mano sull'anca, le si accostò alla schiena e incastratosi quasi fra le sue curve cominciò a sentir crescere, fra le carni di lei, una pulsante eccitazione che gli sgombrò la mente da ogni residua febbre. Nella calma assoluta della stanza e nel torpore di un finto risveglio, Lisa si spinse ancora più vicino all'amico, e con movimenti lenti del bacino prese ad assecondarne le calme pulsazioni. Poi quasi d'improvviso si mosse e, allungando la mano, con tenere dita condusse l'amato alle segrete labbra accogliendolo nella notte del suo corpo. Rimasero così per dei minuti quasi senza muoversi, con Lisa che pareva che dormisse e lui che le accarezzava la schiena.