Lamiacom

   La mia compagna riteneva, e presto anch'io fui d'accordo con lei, che i nostri amici nel corso del viaggio, e particolarmente nei lunghi giorni d'attesa fra le mura della casa di Antonia, avessero mutato atteggiamento. La penosa convinzione che per l'uomo, ormai corrotto dal suo stesso dominio sulle altre creature, non risuonasse più la musica degli elementi e l'armonia degli umori, gli era salita alla coscienza con la ferocia della disillusione. Avevano sperimentato sulla propria carne la vanità di ogni conforto naturale, e avevano rischiato anzi di perdersi in quella loro illusione. Così, forse soltanto inconsciamente, nei turbini di nebbia che in quei giorni gli avvolgevano i sogni e la ragione, pervennero ad accettare nuovamente ciò che avevano rigettato. Ecco allora che nel fondo dell'animo, senza esserne del tutto consapevoli, cominciarono a nutrire la speranza che al ritorno a casa, se non altro, si sarebbero sentiti meno estranei a quel mondo di cemento e d'asfalto dal quale avevano tentato di allontanarsi. Ma sorprendentemente, invece, le sorde dissonanze erano ancora più acute e il senso di angosciosa solitudine, di non appartenenza a quei luoghi, era lo stesso di prima.
   Giunti alla stazione, velocemente si recarono alla fermata dell'autobus, e dopo qualche minuto si ritrovarono immersi in una calca ondeggiante e scontrosa. L'affanno della mente gli faceva vedere turpitudini inesistenti, e il malessere che provarono nell'oppressione della folla fu mitigato soltanto dal pensiero che quella gente, dopo tutto, formava un organismo in equilibrio, in cui ciascuno controllava i propri istinti per paura degli altri, e in tale timore esitava a dare sfogo alla propria abiezione. Facce di impiegati e casalinghe, di studenti e di austere signore rivelavano agli occhi dei due ragazzi oscure libidini a stento trattenute, pronte ad esplodere in azioni turpi, ma pure soffocate dal timore d'una cieca reazione della vittima, dal fatto che costei avrebbe trovato sicuri alleati nei vicini, e tutti loro, imbaldanziti dal numero, si sarebbero trasmutati in carnefici dell'aggressore. Così, sembrava loro, ciascuno s'afferrava ai sostegni dell'autobus non tanto per reggersi in piedi, quanto a trattenersi, stringendo convulsamente un oggetto, dallo scagliare e sfogare sull'altro la propria angoscia ferina.