La mia compagna riteneva, e presto anch'io fui d'accordo con lei, che i nostri amici nel corso del viaggio, e particolarmente nei lunghi giorni d'attesa fra le mura della casa di Antonia, avessero mutato atteggiamento. La penosa convinzione che per l'uomo, ormai corrotto dal suo stesso dominio sulle altre creature, non risuonasse più la musica degli elementi e l'armonia degli umori, gli era salita alla coscienza con la ferocia della disillusione. Avevano sperimentato sulla propria carne la vanità di ogni conforto naturale, e avevano rischiato anzi di perdersi in quella loro illusione. Così, forse soltanto inconsciamente, nei turbini di nebbia che in quei giorni gli avvolgevano i sogni e la ragione, pervennero ad accettare nuovamente ciò che avevano rigettato. Ecco allora che nel fondo dell'animo, senza esserne del tutto consapevoli, cominciarono a nutrire la speranza che al ritorno a casa, se non altro, si sarebbero sentiti meno estranei a quel mondo di cemento e d'asfalto dal quale avevano tentato di allontanarsi. Ma sorprendentemente, invece, le sorde dissonanze erano ancora più acute e il senso di angosciosa solitudine, di non appartenenza a quei luoghi, era lo stesso di prima. |