Lamattin

   La mattina seguente lasciarono la casa insieme ad Antonia diretti alla stazione del paese. Era la prima volta, dal giorno della fuga dal bosco, che si ritrovavano a passare per quel paesaggio la cui indifferenza allora li aveva così profondamente turbati. Per diversi chilometri la stretta via asfaltata si snodava fra curve e saliscendi, costretta ininterrottamente fra due alte siepi parallele ed alberi fronzuti e ombrosi.
   "Non c'è una casa nemmeno a pagarla, qui intorno" osservò Stefano "ma dove vive la gente?"
   "E' che non sono proprio sulla strada" rispose la donna "sono appena un po' più in là, ma ci sono. Basta volerle trovare".
   Occupati com'erano da altri pensieri ed assillati da paure indefinibili, Stefano e Lisa per tutto il breve viaggio fino al paese rimasero silenziosi e quasi chiusi in se stessi, senza più fare domande, ma lasciandosi passare innanzi agli occhi le forme mutevoli della campagna, a loro volta indifferenti, essi medesimi, a quel mondo incomprensibile e perduto. La sola sensazione piacevole di quel momento gli era data dal pensiero che finalmente stavano per uscire dal misterioso territorio in cui erano penetrati attraversando il fiume, e la coscienza indistinta di aver compiuto un'impresa, d'aver superato una prova, per quanto insensata e inesplicabile fosse, via via che si avvicinavano alla meta si andava sempre più formando nelle loro menti febbrili. Nello stesso tempo, la quiete ritrovata fra le mura della casa di Antonia man mano che i chilometri passavano ecco che dava luogo a una sottile angoscia, che incontenibilmente gli agitava il cuore e le membra.