Lamafoto

   "La macchina fotografica, presto!" disse a bassa voce ma con forza, e a Lisa non rimase che ubbidire, andando a rovistare nella borsa e tirandone fuori la macchina già pronta con lo zoom. Stefano prese l'apparecchio e cominciò a scattare.
   L'uomo frattanto era arrivato alla tenda e cominciava a girargli attorno prudentemente, con passi attenti e silenziosi. Quando scoprì lo squarcio sembrò rimanere interdetto, guardò la donna che saltando qua e là imperterrita filmava, poi d'improvviso proruppe in un urlo, un'esplosione selvatica di rabbia che risuonò sulla radura e nel bosco. Pareva impazzito, gonfio d'odio senza sapere come calmare la propria ira, agitatissimo, furioso, gridava imprecazioni e bestemmie incomprensibili. Scagliò il fucile contro la tenda, poi brandendo il coltello di Stefano come un pugnale, ne fece il giro e la lacerò con forza anche dall'altra parte, brutalmente cieco nella sua violenza. Anche la donna gridava, strillava di piacere incitando quell'ottuso aguzzino a infierire. "Sì! Sì!" diceva con voce alterata dallo sforzo. "Così! Così!" L'uomo buttò a terra il coltello e, chinatosi dentro il lungo taglio che aveva appena fatto nel tessuto, vi afferrò un corpo e cominciò a trascinarlo fuori fino a portarlo vicino alla macchina. Quindi tornò a raccattare il coltello e correndo e gridando si rigettò sul povero corpo a straziarlo ancor di più nella carne.
   Stefano rimase di pietra, esterrefatto. "Lo pugnala!" mormorò.
   Lisa aveva posato il binocolo e girato gli occhi, ormai incapace di guardare. "Hai scattato?" chiese. "Andiamo via" aggiunse piangendo.