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   "Io penso che la nostra vita, quella che tu dici l'incolumità fisica, in realtà sia minacciata ogni giorno. L'aria, l'acqua, la terra sono avvelenate e appestate, abbiamo costruito macchine e ordigni che sempre più spesso ci uccidono..." Stefano cominciava a infervorarsi nella discussione. "In un mondo simile è naturale, è quasi necessario che gli uomini si trasformino in pecore, che adorino la televisione e che diano ascolto a ciarlatani e santoni!"
   "Mi dà l'idea, in effetti, che sia proprio una sorta di reazione inconscia verso l'orrore o la merda, scusate la parola, che ci stanno intorno". Lisa parlava anch'essa con una convinzione che raramente le si era notata negli ultimi tempi. "Ma secondo me l'uomo non è una pecora o un potenziale assassino perché lo è sempre stato o perché ci si nasce: è come si è costretti a vivere che fa sviluppare certi atteggiamenti".
   "Già, però da che mondo è mondo ci siamo sempre uccisi" intervenne Francesca.
   "Ma una volta, o nelle società arcaiche, lo si faceva per una necessità" ribatté Stefano con calore "c'era una ragione di sopravvivenza fisica o culturale. Adesso c'è una cultura della morte, un istinto suicida che non ha senso... Non so, forse al di fuori di qui, via dalle città..."
   Continuammo a discutere a lungo, fra un boccone e l'altro fino al caffè, di innocenza e corruzione, di orrore e armonia, e vidi che fra Lisa e Stefano s'era ormai prodotta una sorta di complice alleanza. Francesca ed io di volta in volta obiettavamo le nostre perplessità, sostenevamo che l'uomo è uguale dovunque e in ogni tempo, ma i nostri ospiti ad ogni obiezione trovavano argomenti che, se non persuadevano noi, tuttavia rafforzavano il loro convincimento. Fra le altre ricordo un'opinione assai bizzarra. Dicevano che l'individuo, abbandonati i ritmi e le forme della società tecnologica e ritrovati quelli del mondo naturale, anche per breve tempo, avrebbe modificato il proprio atteggiamento, avrebbe cambiato il suo modo di essere. Lisa in particolare sembrava convinta che il contatto con la natura ci avrebbe permesso di sentirci in armonia col mondo circostante, e che anche i nostri desideri, quelli che io chiamavo istinti, non sarebbero stati che una parte dell'armonia del tutto. Il loro controllo sarebbe stato interiore, spontaneo, naturale appunto.