Inbrevea

   In breve avevano fatto un'altra scommessa scellerata: se avesse vinto Stefano sarebbero rimasti a vivere insieme, se avesse vinto lei sarebbero invece ritornati alle proprie dimore separate. Non sapendo che dire, per non fare torto a nessuno, o farlo a entrambi, mi venne solo da commentare che per me era una scemenza e che comunque vincesse il migliore. Dopo di che lasciai parlare Francesca, che evidentemente era curiosa di chiarire il mistero della telefonata. Quel pomeriggio fu la prima volta che i nostri amici ci raccontarono la loro assurda avventura, ed io ricordo che rimasi come folgorato dalla gratuità degli atti che con voce ora malferma ora davvero concitata Stefano e Lisa dispiegavano al nostro giudizio. Da quel primo confuso racconto, pur privo com'era di particolari anche importanti che solo in seguito venni a conoscere, ricavai una serie d'impressioni che si susseguirono, talvolta sovrapponendosi talvolta sostituendo la precedente, e che mi lasciarono alfine ammutolito ma come sollevato dopo un'angoscia profonda e segreta. Era come se anch'io avessi viaggiato con loro, ma un viaggio mio, diverso eppure uguale, un oscuro viaggio dello spirito che anch'io avevo compiuto senza avvedermene, forse in tempi remoti, e che solo in quel momento era riaffiorato confusamente alla memoria.
   "Insomma siete ricercati" disse infine Francesca. "E che pensate di fare? Mica potete nascondervi per tutta la vita!"
   "Dobbiamo trovare qualcuno fidato per sviluppare il rullino, poi se è venuto fuori qualcosa manderemo le foto alla polizia". Stefano appariva assai determinato nelle sue parole.
   "E voi non ci andate?"
   "E a fare cosa? A rischiare d'essere messi dentro per mesi prima che abbiano fatto gli accertamenti? Per finire sui giornali come assassini? Non ci penso proprio".