Il sonno trascorse agitato. Gli spettri del giorno ed i muti segnali di morte che costantemente frequentano la parte più oscura del nostro spirito passarono sui corpi inerti di Stefano e Lisa tormentandone il riposo. Avevano deciso di non montare la tenda. La notte infatti era calda, a dispetto dell'altura, e il cielo così pieno di stelle che non c'era alcun pericolo di pioggia. Risolsero pertanto di dormire all'aria aperta, Stefano nella sua amaca e Lisa invece dentro un sacco a pelo. Né lui né lei però, per quanto stanchi e provati, riuscirono a chiudere gli occhi per vario tempo, e solo a brevi tratti un torpore gravato da immagini e muti terrori li immerse in uno stato ipnotico di febbrile travaglio. L'udito gli si era fatto finissimo. Sembrava loro che torme di esseri notturni, dal passo più diverso, venissero a tendergli insidie. E anche Lisa quella sera provò il segreto impulso a coprirsi, a nascondersi sotto le coltri da quel frusciare continuo di fronde, da quello strisciare nell'erba, dai battiti d'ala improvvisi. Ma nessuna coperta, nessun labile schermo riusciva a dare loro coraggio, a farli sentire meno inermi e in balìa delle stelle. |