Il pensare a se stessi, l'ozioso argomentare sul patto stravagante che li legava tenendoli distanti, la fisica stanchezza del viaggio, ebbero alfine il sopravvento sulla loro insonnia febbrile e spaurita, e i nostri amici si trovarono immersi nel più indifeso dei sonni. Per tutto il breve tempo della notte vennero inseguiti da lucide visioni allegoriche, un susseguirsi frenetico di lampeggianti metafore in cui la donna assassina, l'uomo con la roncola e l'enigmatica Claudia si susseguivano in vortici senza senso apparente. Ma mentre la coppia malvagia appariva statuaria e immutabile, Claudia ogni volta si trasformava, cambiava i lineamenti e le espressioni del volto, la voce da squillante e solare le si faceva cavernosa, posseduta dal demonio, il corpo le si gonfiava e torceva, gli occhi scomparivano e rimanevano le orbite vuote. Talvolta all'immagine della ragazza si sovrapponeva quella della madre snaturata del giorno avanti. Lisa, in particolare, la rivide accoppiarsi con il suo sudicio amante, si accorse con sgomento di essere lei stessa la donna, sentì su di sé, dentro di sé, la disgustosa presenza dell'uomo, maledisse lei stessa la bambina. Poi vide con sollievo che all'uomo si era sostituito Stefano: "Oh, sei tu?" "Il patto!" Stefano uscì precipitosamente da lei lasciandola col cuore in gola, corse nudo sul prato verso Claudia... Poi ancora il riccio in fiamme. Stefano sentì il fuoco propagarsi al suo corpo, sentì bollire le cellule, perduto anch'egli in vortici di angoscia e di tormento. Ma quelle visioni, quei sogni spaventevoli e penosi, comunque li protessero dai rumori esterni, dagli spettri reali o immaginari che quella notte volteggiarono attorno alla loro tenda, conservandoli nei domini del sonno. Alla fine un'immagine più forte delle altre ebbe il potere di svegliarli, ma ormai era giorno avanzato. |