Hosempre

   Ho sempre pensato che gli astri notturni, allorché possano lentamente invaderci coi propri arcani umori, abbiano la proprietà di trasmutare il fervore consueto degli atomi del nostro corpo e indurli a danze stregate, a legami perversi, a figure di una geometria incognita e barocca. O forse dovrei dire, giacché nella mia solitudine disprezzo ogni debolezza astrologica, che siamo noi stessi, quando nulla più ci protegge dall'incombere di quei lumi, a turbare le nostre interne galassie, a deviare gli elettroni, a sconvolgere la serenità dei nuclei. Così che in tale atomica perturbazione generiamo i mostri, gli spettri della mente e i lamenti dell'anima.
   Dopo un po' in effetti Lisa parve rattristarsi e, riferendosi all'atto fisico dell'amore, venne fuori con una frase che in parte ci sorprese, anche se conoscevamo le circostanze della sua solitudine. "Ogni volta" disse "pur nella differenza dei corpi, dei visi, degli atti, è sempre uguale a se stesso". S'interruppe forse aspettando una nostra reazione. Poi riprese ma senza vigore: "E' sempre la stessa commedia, dove finisci per recitare la stessa parte nello stesso modo, e non l'hai scritta tu, non sei tu..."
   Evidentemente le brevi e poche storie che aveva avuto subito dopo essersi ritrovata sola le avevano lasciato un'insoddisfazione acuta. Francesca ed io ci eravamo conosciuti durante la rivolta. Passammo la nostra prima notte sul pavimento di un'aula universitaria e da allora non avevamo più smesso di amarci. Le modalità del nostro incontro ci inducevano naturalmente ad ammettere che l'amore potesse manifestarsi all'improvviso e che non vi fosse niente di male a soddisfarne subito gli impulsi.
   "E' che magari dovresti avere subito la percezione, come l'ho avuta io" disse Francesca "che quella è la persona giusta o che comunque dopo non ci starai male".