Giratisi

   Giratisi di scatto entrambi, videro venirgli incontro un vecchio canuto dalla corta barba giallognola e dal viso abbronzato, profondamente inciso dagli anni e prosciugato fino ai nervi. La rozza camicia che indossava, coi jeans e le scarpe da ginnastica, lo zainetto che portava a spalla, il lungo bastone da viandante gli davano l'aria d'un moderno pellegrino, un viaggiatore che, disprezzando l'asfalto e i motori, cercasse in quelle terre e lungo il fiume la quiete dello spirito, un conforto, per quanto transitorio, al suo continuo e necessario errare.
   "Salve" disse "mi chiamo Martino!"
   I due amici si presentarono anch'essi, piacevolmente sorpresi dalla cordialità dell'uomo, e lo invitarono a sedersi accanto a loro.
   "Bel posto qui, eh?" disse il vecchio compiaciuto.
   "Si sta bene, nonostante il sole" osservò Stefano "e a differenza di altri posti l'erba qui non è secca".
   "Sì" confermò Lisa "e dalla terra viene su un frescolino che dà proprio piacere".
   "E' il fiume" fece il vecchio girando lo sguardo "vedete? Gli gira attorno. E' una lingua di terra buona e non ci sono pietre".
   "Lei è di queste parti?" chiese Lisa.
   "Ci sono tornato da poco" disse. "Sono stato via parecchio tempo" aggiunse poi. La faccia rugosa di Martino sembrava scavata dal sale, il volto antico d'un marinaio che aveva percorso i vasti mari del mondo restandone segnato fino all'osso. Ebbe una contrazione malinconica: "Sto a pochi chilometri da qui, di là da quei colli. Era un paradiso, una volta, e in parte lo è ancora".
   "E lei perché è andato via?" chiese Stefano.