Fraquand

   Francesca ed io, quando poi riesaminammo il disordine di idee e di sentimenti e di emozioni che sconvolse in quei giorni i nostri amici, ci formammo la convinzione che esso fosse dovuto ad una sorta di peccato originale, a una colpa o un difetto di giudizio che aveva loro impedito di opporre la ragione al ribollire indistinto delle cose, e che li aveva indotti ad arrendersi alla paura e all'orrore. Ora però mi accorgo che non fu così. Da un lato è vero: erano partiti con una visione ingenua delle cose, l'idea della bontà originaria dell'uomo e della natura, l'opinione fermissima e indiscutibile, quasi un articolo di fede, che l'umana malvagità fosse il prodotto di una distorta civilizzazione che ci aveva come sradicato dall'armonioso mondo naturale, e la convinzione che non vi fosse un male inesplicabile e assoluto nascosto nel cuore di alcuni o forse tutti noi. Ma è pure vero che in ogni momento di quella peregrinazione mantennero salda la mente, agendo sempre con prudenza estrema. Penso al contegno tenuto con Leonardo, alla reazione durante il tentativo dell'uomo di aggredire Lisa, o anche all'idea delle foto. In quelli ed in altri momenti i ragazzi capirono gli eventi e agirono di conseguenza, seppero ogni volta premunirsi a contrastare i pericoli anche mortali che li minacciarono. E allora perché quella confusione e quel sentirsi perduti? Perché quel senso di gelo e di sgomento nell'avvertire l'indifferenza della terra e del cielo? E' certamente vero che la ragione, giunta ai confini dei sensi, vaghi nel buio più assoluto guidata solo dalle proprie stelle, dalle comete capricciose della mente, che intessono perfette geometrie di luce per catturarci l'occhio ed occultarci la notte interminabile che è intorno. "Nihil est in intellectu quod prius non fuerat in sensu": è questa l'opinione del filosofo. Ma ecco, talvolta la ragione induce i sensi a percepire spettri e chimere e ad avvertire, nella più fitta tenebra, l'unghia tagliente del vuoto, per poi convincere se stessa che quelle larve siano oggetti corporei e non tellurici vani fantasmi. Forse l'intelletto dei nostri due amici agiva sulle due facce opposte di uno stesso piano: da una parte comprendeva perfettamente la connessione delle cose e sapeva prevederne o paventarne gli sviluppi; dall'altra generava quieti mostri amorosi che all'apparire dei corpi si dissolvevano in silenzio.