Francesca

   Francesca intanto era andata davanti a uno specchio a raccogliersi i capelli con un elastico.
   "Comunque le ho detto di venire a cena da noi" disse.
   "Staremo un po' stretti" replicai.
   "Perché?"
   "C'è anche Stefano, no?"
   "Non doveva venire domani? Che giorno è oggi?"
   Come spesso capita quando la vita non è scandita da un impegno regolare, ma avanza giorno dopo giorno per accumulazione casuale, alla mia compagna era sfuggito il controllo del tempo. Stefano doveva venire anche lui quella sera, ma non sarebbe stato certo un problema. Andammo nell'altra stanza a prendere una sedia in più, aggiungemmo un altro piatto sulla tavola e preventivammo razioni più abbondanti di quello che già c'era: pasta, formaggi, uova, verdura, qualche scatoletta di tonno e un melone.
   Stefano arrivò per primo. Lui pure era sul punto di doversi laureare e ricordo che stava scrivendo una tesi su un qualche argomento di filologia romanza. Ma nonostante fosse solito trascorrere le giornate nelle buie stanze delle biblioteche e nei tortuosi corridoi degli archivi, aveva un fisico, se non proprio atletico, sicuramente sano ed efficiente. Era insomma messo assai meglio di me, che avevo qualche acciacco e mi si vedevano le ossa. Lui diceva che gli faceva bene usare la bicicletta invece degli autobus. Non so... comunque anche quella sera salì cinque piani di corsa e ce lo vedemmo entrare in cucina col fiatone ma con l'aria soddisfatta.
   Stefano aveva diverse cose in comune con Lisa, oltre alla tesi imminente. Anch'egli usciva da un lungo rapporto con una ragazza, che se n'era andata lasciandolo amareggiato ed euforico. Lì per lì aveva avvertito come il sapore antipatico di una sconfitta, ma aveva presto cominciato ad apprezzare la condizione solitaria. Soprattutto perché la ragazza con cui viveva lo costringeva spesso a immaginare o addirittura a progettare il suo futuro: "Quando ti sarai laureato... Quando avremo una casa... Quando avremo bambini... Quando..." Tutto ciò era intollerabile alla sua ansia quasi nevrotica di vivere giorno per giorno, progettando magari il domani, ma cieco sull'avvenire. S'era trovato, come già Lisa, anch'egli qualche volta a letto con delle ragazze che gli avevano solleticato l'appetito, ma dopo due o tre volte s'era stufato, evitava le avventure e pensava a studiare. Ci vedevamo abbastanza spesso, ma nei nostri incontri preferivamo parlare di poeti, discutere problemi metrici, o anche di politica e pallone. Di donne in genere parlavamo molto poco, lui perché non ci voleva pensare, io perché non sapevo cosa dire.