"Foste venuti tre anni fa, non ero ancora a questo punto di abiezione e neanche immaginavo che avrei potuto ridurmi come sono adesso". Mentre parlava fissava il vuoto con i neri occhi velati, le orbite oscurate dall'ombra. "E' stato il vecchio, la sua diabolica malizia, la mia debolezza... C'è una casa sulla collina di fronte, un posto dimenticato e maledetto da Dio. Lassù ci abitava questo vecchio. Dico vecchio, ma avrà avuto poco più di cinquant'anni. Non veniva mai alla messa, qualche volta ci venivano la moglie e la figlia, ma lui l'avevo visto due o tre volte a dir tanto. E quel giorno è venuto qui: 'Voglio confessarmi', mi dice con la faccia di chi ti prende in giro. E quando siamo al confessionale: 'Lo sai, prete', mi fa, 'che mi trombo mia figlia? E sai cos'è che mi fa ridere, adesso? Che tu, stronzo d'un prete, non me lo puoi impedire. Che fai, mi denunci? Sei tenuto al segreto, no? E allora stasera quando vai a letto pensa a me che me la faccio. Ti dico anche come: la porto dietro al pagliaio...' Gli ho detto di star zitto, di finirla, ma non ho saputo dirgli nient'altro. Sono uscito dal confessionale, l'ho preso per un braccio e l'ho buttato per terra. Quello continuava a sghignazzare con la saliva che gli colava di bocca: 'Prete, con ventimila lire stanotte te la do'. Io non capivo più niente, volevo picchiarlo, ma lui s'era rialzato e ridendo e sbavando come un porco s'allontanava verso la porta: 'Non è una bellezza, è scema, è ritardata, ma ventimila lire le vale, no?' Gli urlavo di uscire, e più io urlavo più quello insisteva: 'Puoi metterglielo dove ti pare!' Gli ho anche tirato qualcosa, forse un vaso di vetro, non ricordo. Ricordo bene però che prima di uscire e di scappare si è fermato un attimo sulla porta: 'Ti aspetto, prete', proprio così ha gridato, 'ti aspetto, prete, e sono sicuro che verrai!'" |