Forseran

   "Forse erano tuoni quelli che abbiamo sentito" provò a dire Stefano.
   Lisa abbassò il lume senza spegnerlo, in modo che la tenue luce che ne usciva potesse dare qualche conforto alla scabra desolazione del luogo. Distesisi in silenzio e come immersi in una meditazione inquieta, vagarono con gli occhi nell'ombra seguendo le rozze increspature della volta. A poco a poco, in quella silenziosa escursione, videro la superficie della stanza mutarsi lentamente nell'aspetto, venarsi d'un umore sottile, il quale con metodica pazienza ne penetrava crepe e connessioni raggrumandosi in gocce o chiazze scure. Istintivamente Lisa allungò una mano a toccare il pavimento, e subito la ritrasse. Ma poi ve la pose ancora, imitata dall'amico incuriosito da quella reazione incontrollata. Il suolo era umido e viscido, percorso nel profondo dall'acqua della notte, e uno strano calore, un alito di vita minerale sembrava salire dagli strati più nascosti e propagarsi alle creature che potevano riceverlo.
   Stefano e Lisa riuscirono a vincere il disagio che quel contatto primordiale gli stampò nell'anima. Pian piano, anzi, i loro cuori in subbuglio si quietarono, l'angoscia della mente si dissolse ed avvertirono, nel piacevole caos della ragione, il desiderio di congiungersi e trasmettersi l'un l'altro il brivido vitale che adesso pervadeva i loro corpi. Irresistibilmente furono attratti a baciarsi, a ricercare il contatto della pelle, a frugarsi e spogliarsi concitatamente, con movimenti goffi e gli occhi lucidi dal desiderio. Stefano indugiava, temendo di apparire precipitoso, così fu lei ad attrarlo su di sé accogliendolo nel corpo come l'avesse da sempre aspettato. Lui assecondò i movimenti dell'amica, adagiandosi su di lei a sentirne i seni, i palpiti del ventre, l'abbraccio delle gambe e delle tenere mani, poi, preoccupato che il contatto con la dura terra potesse far del male alla sua bella amante, senza staccarsene la tirò sopra sé. Lisa s'abbandonò completamente sul corpo dell'amico, assorbendone i sussulti con vibrazioni di rimando e sospiri, con contrazioni regolari alle quali Stefano sentiva di non potersi opporre. La lasciò fare, perdutamente deliziato da quel gioco, da quella danza silenziosa che stava per fargli smarrire ogni residua coscienza del proprio corpo individuale, perdendolo e fondendolo nelle morbide forme palpitanti della donna che lo stava amando. L'ansimare sincopato di Lisa, il suo respiro ormai rauco, la beata disperazione che si leggeva nei tentativi convulsi di toccare e di afferrare l'amico, per ritrovare in lui la propria presenza ormai incerta, rivelavano che anch'essa era sul punto della resa, disposta a sciogliersi e disperdersi nell'esplosione del corpo.