Finalmen
"Finalmente qualcuno!" esclamò Lisa rincuorata.
Stefano era anche lui visibilmente sollevato. "Dai" disse "andiamo a vedere. Magari troviamo il modo di tornare a casa con loro".
Era impossibile discendere il sentiero in bicicletta, impregnato com'era dalla pioggia notturna e ridotto ad un solco fangoso. Un passo dopo l'altro, attenti a non scivolare in quella malta flaccida e frenando le biciclette per trattenerne l'inerzia, cominciarono ad avvicinarsi cautamente alla tenda degli invisibili campeggiatori. Ma ecco che più si appressavano più il senso di beata comunione col mondo circostante pareva affievolirsi. Il chiassoso tripudio animale e il muoversi di fronde, l'odore stesso intenso della terra sembravano via via trascorrere lontano, in una dimensione separata che prese infine a tingersi di un cristallino alone d'indifferenza. Già si vedevano a parlare coi misteriosi inquilini della tenda e pregustavano pertanto di rientrare, pochi passi ancora, nel mondo familiare degli uomini, e in tale nuova disposizione della mente tutto il resto fatalmente s'allontanava facendosi freddo, dapprima, e vetroso, poi assumendo un aspetto conturbante che rallentava il cuore, e infine divenendo ostile.
Quando furono a pochi metri dalla tenda un forte sentimento d'oppressione s'impadronì di entrambi. Uno dei pali era sensibilmente storto all'indentro ed il telo appariva allentato e grinzoso, come accasciato sul debole scheletro di ferro. La brezza che spirava su quel luogo aperto, inoltre, con folate talvolta più intense, passando sulla tenda produceva un battere irregolare di stoffe, come se un invisibile straccio o una bandiera, scossi dal vento, colpissero l'aria con vane convulsioni. Stefano e Lisa si fermarono un attimo, titubanti sul da farsi, scambiandosi occhiate silenziose.
"Andiamo a vedere?"
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