Estatami
"E' stata mia moglie a denunciarmi, inorridita dalla mia barbarie. E' lei che mi ha salvato".
"E' stato in prigione?" domandò Lisa sottovoce.
"Ho avuto il carcere a vita, ma dopo quasi quarant'anni m'hanno rimesso fuori. E' lì che ho scoperto la legge di Dio, la poesia di Cristo, la verità del Libro".
Preso lo zaino ne estrasse una nera bibbia che mostrò ai due ragazzi. Entrambi non sembrarono sorpresi da quell'ostentazione, poiché nelle parole del vecchio, nella sua storia di peccatore redento brillava una luce sanguigna di religiosa follia. Durante gli anni del carcere, in effetti, dopo essersi affiliato ad una setta che concepiva il mondo come uno specchio imperfetto del libro divino, Martino era cambiato. La rabbia ferina e inesplicabile s'era mutata in una voglia estrema di espiazione, in un masochistico desiderio di soffrire che, anche dopo scontata la pena, costringeva la mente a rievocare ciò che il corpo avrebbe voluto seppellire nell'oblio più impenetrabile.
"Iddio mi ha scelto perché potessi ammaestrarvi, perché attraverso quest'orrida e continua pena ciascuno sappia la profondità del Male e ne provi l'orrore che io stesso ne provo".
"Mi faccia capire" fece Stefano provando a ragionare "vorrebbe dire che lei ad ogni persona che incontra racconta questa storia?"
"Non a tutti, purtroppo, solo alcuni hanno la pazienza di ascoltare. La maggior parte li ha sconvolti il Male e sono perduti per la parola di Dio. Ma io provo a parlare con tutti, devo farlo, raccontare la mia storia per sempre, mostrare il volto sudicio del Male".
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