EPILOGO

   La storia è tutta qui, fra queste righe. Poche altre cose infatti, e inessenziali, si potrebbero aggiungere, tessere laterali e di sfondo, particolari secondari, dettagli minuti e indistinguibili che non darebbero alcun'altra luce al misterioso mosaico che ho descritto e che tuttora mi turba. Benché sia giunto ormai a ipotizzare un senso per ciò che ho narrato, mi accorgo che è tutt'altra cosa, e più inquietante, rispetto a ciò che pensavo all'inizio. E tuttavia vedo che entrambe, l'ipotesi iniziale e la finale, a seconda di come le consideri danno una forma alla vicenda che è una forma ragionevole e assennata, ove tutto si chiude e arriva a passi lenti alla sua fine.
   [.....]
   Nell'anima stracciata di quell'uomo, nella sua mente fervida di deliri aveva agito l'ansia della morte. Compiuto l'ultimo doppio delitto, si era recato per la terza volta alla pieve ad insultare Leonardo e i suoi tremori, convinto di graffiargli il cuore e addentargli il cervello, sicuro di un sudicio trionfo. Ma come lo vide il prete gli fu sopra, lo tempestò di pugni e sputi, gli strinse il collo con mani d'acciaio a soffocarlo: "Sei solo un'ombra sozza" gridò il prete mentre lo strozzava "sei vomito, escremento, non ti servirà a nulla ammazzare, nessuno maledirà il tuo nome, nessuno lo conoscerà, sarai sempre vomito e morte!" Alla fine lo lasciò che boccheggiava e in preda a uno spavento incontrollabile. L'uomo si alzò faticosamente in piedi, con gli occhi sbarrati, tenendosi la gola che bruciava, e col volto paonazzo cominciò a gridare come ossesso, terrorizzato dalle ombre della chiesa. Colto da convulsioni indietreggiò di qualche passo, folgorato e atterrito dal nero spettro che aveva di fronte. Poi in un ultimo terribile sforzo si lanciò barcollando lungo la navata, e con urla di maiale sgozzato fuggì dal cospetto di Dio. Leonardo rimase inebetito a osservarsi le mani, e quando fu rimasto solo nel nero silenzio della chiesa andò a sedersi su una panca, privo di forze e perso nello spirito.
   Soltanto l'espiazione mi avrebbe reso immortale" furono le ultime farneticazioni dell'assassino al processo "prima ero un'ombra, ero vomito, niente; adesso il mio nome sarà maledetto in eterno ed io vivrò per sempre nella notte del vostro cuore!"
   Non disse nient'altro, nulla che potesse illuminare i suoi atti, nulla che potesse farli uscire dal dominio inesplicabile della follia. Accolse la condanna a vita con sollievo e da quel giorno non si ebbe più notizia di lui. Anche di Leonardo, dopo la deposizione al processo, non si seppe più nulla. Solo qualche tempo fa venimmo a conoscenza, non ricordo più come, che era fuggito via ramingo per l'Europa, abbandonando la pieve al saccheggio e all'empietà dei frequentatori notturni di quei colli. Ultimamente era anche stato in clinica per tentare di disintossicarsi dall'alcol, ma non saprei se sia riuscito a vincere la disperata solitudine dell'anima.
   [.....]
   Dopo tutti questi anni non abbiamo mai saputo se siano riusciti ad arrivare alla meta. Di loro non ci resta che il ricordo, e questa storia assurda dove ho cercato di trovare un ordine. Ma so già che le ipotesi a cui sono pervenuto appariranno ben presto manchevoli e false, e che un ordine diverso, un'allegoria più luminosa mi colpirà la mente inducendomi a riscrivere tutto. La forza del discorso, infatti, muta i contorni delle cose e spezza anche le geometrie più perfette, così pure le azioni già compiute trovano modi e quantità, di tempo in tempo, diversi ed ugualmente veri. Mi conforta, comunque, che nel fervore del sonno l'oscura simmetria della vicenda, pur tra forme stravaganti e bizzarrie di simboli, torni quasi ogni notte a sgomentarmi l'anima, e in tale ricorrenza luminosa della livida luce dei sogni scopro l'angoscia sublime e nascosta dietro lo specchio di quell'avventura.