Entriamo

   "Entriamo?" propose. "Mi fa pena".
   "No" rispose Stefano.
   A cena Leonardo non bevve e mantenne un contegno del tutto normale e naturale, abbandonandosi ai ricordi d'infanzia, agli amori giovanili allora più tormentati di quelli di adesso, diceva, alla scoperta della vocazione dopo un dolore più forte. Ma il discorso non poteva che tornare sul presente, e fu Stefano a parlare di cos'era capitato la mattina e la sera precedente presso il fiume.
   "Sai, ci hanno parlato di un maniaco, di un assassino, ci è presa un po' di paura. Tu che dici, è davvero così pericoloso là fuori?"
   "Ne sai qualcosa?" insistette Lisa.
   La faccia consunta di Leonardo ebbe uno spasmo. Le mani, in preda a un tremore irrefrenabile, tornarono a contorcersi e ai due amici, stupiti e imbarazzati, sembrò che quel prete martoriato e caduto fosse lì lì per soffocare. Negò, negò disperatamente.
   "Non sono loro" disse, e la voce gli usciva strozzata e lamentosa "non sono, non sono loro" ripeté estraniato e folle.
   Lisa ebbe un brivido, dilatò le palpebre. "Ma tu sai chi è!" esclamò, cercando Stefano con gli occhi per vedervi il suo stesso sgomento. Ma tornò subito a fissare Leonardo. "E perché non vai alla polizia?"
   "Non sono loro" continuava a ripetere il prete guardando il vuoto "non posso farci niente, ci saranno altri morti, ma non sono loro..."