Duntratt

   D'un tratto un piccolo riccio gli attraversò la strada.
   "Uh" fece Lisa "hai visto? Dai, scendiamo un attimo!"
   Appoggiarono le biciclette al greppo che fiancheggiava la strada sulla destra, dal quale era disceso il riccio, e attraversarono per vedere dov'era finito l'animale. Sul bordo della carreggiata c'era un piccolo fosso di scolo che in alcuni punti era stato rivestito di cemento. Il riccio era appunto caduto in uno di quei tratti e faceva fatica a arrampicarsi per uscirne. Incuriositi, decisero di tirarlo fuori. Lisa si chinò, allungò il braccio, ma l'animale cominciò a correre lungo il canale a piccoli e rapidi passi. Non fu difficile raggiungerlo e mettergli sopra una mano per fermarlo e poterlo sollevare chiuso come una castagna.
   Tornarono così verso il greppo dall'altra parte della strada e provarono a depositarvi l'animale, che pareva si stesse schiudendo e avesse ripreso un po' coraggio. Stefano lo appoggiò dietro un ciuffo d'erba in modo che non rotolasse subito sulla strada, ma che avesse il tempo di riaprirsi e aggrapparsi al terreno con le unghie. Stettero a osservarlo mentre a poco a poco riprendeva confidenza con il mondo esterno. Si allungò col muso basso annusando fili d'erba e terriccio, tentò qualche passo incerto verso l'alto, ma subito l'inerzia e la rotondità del corpo lo ricondussero precipitosamente ai bordi della carreggiata.
   "E allora mettiamolo di là che è in piano" suggerì alla fine Lisa.
   Riattraversarono la stradina col riccetto in mano, ma una volta di là si accorsero che dietro la siepe e l'intrico di foglie dell'alta vegetazione correva un recinto, una rete metallica dalle maglie così fitte che ci passava sì e no un dito e alta un poco più di due metri. Avrebbero dovuto gettarlo al di là come fosse una palla. Decisero pertanto di seguire il recinto fin dove si fosse interrotto e di mettere lì l'animale. Ripresero le biciclette e procedendo a piedi fecero qualche decina di metri fino a un'apertura fra quella scura vegetazione che svelava un casolare decrepito, dal tetto muscoso, con le finestre aperte che mostravano il buio e l'odore muffito delle stanze. Anche quella casa, come le altre, sembrava priva di vita se non fosse stato per dei panni stesi fuori ad asciugare che sventolavano su un filo allentato. L'alta rete rugginosa chiudeva quella proprietà, ma in pratica veniva a interrompersi proprio davanti alla casa. In quel punto infatti il terreno s'ingobbiva di qualche mezzo metro sulla strada, che per un po' procedeva incassata fra due greppi ripidi, ma già dopo una trentina di metri si apriva sulla valle sottostante. Non più schermato dalle umide foglie, ora il secco respiro del sole prosciugava gli occhi.